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comitato commercianti 

«Il rilancio delle Terme? Noi abbiamo un progetto»

D. M.
Andrea Bonvicini durante la protesta degli ombrellini azzurri (Foto Nucci)
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Andrea Bonvicini durante la protesta degli ombrellini azzurri (Foto Nucci)

Rinviato l’incontro programmato per ieri in Regione con l’assessore al termalismo Federica Fratoni.

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MONTECATINI. “Tecnicismi”. È questa la parola chiave attorno alla quale ruota il futuro delle Terme per il Comitato commercianti. Giovedì 30 maggio il gruppo (che, si ricorderà, il 7 maggio aveva inscenato una curiosa protesta con gli ombrellini azzurri all’ultimo convegno delle categorie economiche allo stabilimento Excelsior) avrebbe dovuto incontrarsi in Regione con l’assessore al termalismo Federica Fratoni e con il consigliere del presidente alle crisi aziendali. Ma l’appuntamento è saltato ed è stato rimandato a metà giugno.

E sarà proprio in quell’occasione che il Comitato porterà all’attenzione della Regione un progetto di rilancio termale, da attuarsi anche attraverso il ricorso ad alcuni “tecnicismi” che sono in via di definizione. «Vogliamo – spiega il portavoce del gruppo, Andrea Bonvicini – portare il nostro contributo. Ci dicano, presidente o assessore, se hanno un loro progetto di rilancio, altrimenti noi abbiamo il nostro, che metteremo nero su bianco e presenteremo anche al nuovo sindaco e alle associazioni».

I timori degli imprenditori fanno leva su dati che ritengono oggettivi. «Il segretario generale della Regione – spiega Bonvicini – ha vincolato l’approvazione del bilancio 2017 delle Terme a tre precise condizioni: l’approvazione del bilancio 2018 entro fine giugno; la presentazione di un piano industriale; un accordo con le banche, alle quali la società versa 600mila euro l’anno di mutui. Se questi tre presupposti non si dovessero realizzare, le Terme sarebbero messe in liquidazione e poi in fallimento”. Ipotesi, questa, da scongiurare assolutamente.

«Tutti si scagliano contro il progetto Fuksas – dice il titolare della boutique di corso Matteotti – ma nessuno parla di un progetto alternativo. E per farlo servono investimenti, sia da parte della Regione che del Comune».

Ma non si dice da tempo che il problema sta proprio lì, nell’impossibilità di versare ulteriore liquidità in un’azienda costantemente in rosso? «Dobbiamo studiare – risponde Bonvicini – i tecnicismi che ci consentano di farlo e di riportare la società su una linea di galleggiamento. Per esempio: se le Terme fossero considerate società di servizio pubblico locale e non più azienda partecipata, allora ci sono sentenze che permettono anche al Comune di intervenire, accollandosi i debiti e facendo investimenti. Oppure: abbiamo una tassa di soggiorno pagata da 1,7 milioni di turisti ogni anno: troviamo il modo di dirottarla per le nostre reali esigenze, magari anche aumentandola. D’altra parte è la stessa legge che dice che sono soldi che devono essere spesi per il turismo. E gli albergatori non ci vengano a dire che invece che 30 euro, non ne possono far pagare 32 o di più».

«Lo ripeto – conclude Bonvicini – se la Regione ha un progetto, lo renda noto. Altrimenti ci ascolti». —

D. M.
 

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