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Dialisi a casa con la sorella che studia da “infermiera”

Dialisi a casa con la sorella che studia da “infermiera”

L’esperienza di Diana e Daniela conferma i buoni risultati di questa pratica che coinvolge attualmente altri cinque pazienti della Asl a Pescia

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PESCIA. Quando la dottoressa Claudia DelCorso ha informato Diana che era possibile svolgere il trattamento dialitico a casa, lei rimasta un attimo perplessa. Ma sua sorella Daniela l’ha subito incoraggiata e si resa disponibile a svolgere il percorso di “addestramento” per usare il macchinario. 
 
La storia delle gemelle Tzvetanova è la stessa di altri cinque pazienti, anche loro in trattamento emodialitico domiciliare, la terapia che cambia la vita delle persone con insufficienza renale cronica: non si deve più andare in ospedale a fare emodialisi quattro ore per tre volte alla settimana, ma bastano poco più di due ore da cinque a sei volte alla settimana, comodamente a casa propria. 
 
Diana, che ha cinquant’anni, ed è ammalata da otto, da circa un mese può fare l’emodialisi domiciliare. «La dottoressa e le infermiere ci hanno spiegato tutto e mia sorella ha superato il corso – racconta – e poi l’Azienda ci ha messo a disposizione l’apparecchiatura, così non vado pi in ospedale ma, se accade qualcosa, possiamo chiamare in qualsiasi momento sia un numero per problemi tecnici e soprattutto il centro dialisi» . 
Il reparto di Pescia, spiega una nota, vanta una storica esperienza di eccellenza di dialisi peritoneale (attualmente con 25 i pazienti in trattamento con questa modalità) e, da circa tre anni, ha voluto offrire ai pazienti anche la possibilità del trattamento domiciliare, in particolare ai più giovani e a chi ancora attivo nel lavoro.
 
«Abbiamo implementato il presente programma di educazione terapeutica in fase predialitica con un care-team dedicato ai trattamenti dialitici domiciliari (infermiere esperto di dialisi domiciliare e nefrologo) – spiega la dottoressa Del Corso, direttore della struttura Nefrologia e Dialisi del Cosma e Damiano – una vera e propria work-force che incontra i pazienti e i loro familiari, fornisce informazioni sulle metodiche dialitiche che si possono fare a casa, descrivendone dettagliatamente vantaggi e svantaggi, organizza incontri con i pazienti già in trattamento domiciliare. E una volta che il paziente ha fatto la sua scelta, si parte con la fase di addestramento, che in genere dura dalle tre alle quattro settimane».
 
«In questa fase – prosegue la dottoressa Del Corso – viene insegnata la gestione della terapia e poi si passa alla conduzione della seduta di emodialisi con il monitor. Si procede, successivamente, a una fase di verifica delle competenze acquisite e infine, diciamo a “esame superato” andiamo a casa a fare il primo trattamento». Molti studi hanno dimostrato che, nei confronti dell’emodialisi in ospedale, i trattamenti domiciliari hanno buonissimi dati di sopravvivenza. 
 

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