Il Tirreno

Montecatini

Sotto choc la comitiva russa dopo l’incidente

David Meccoli
Sotto choc la comitiva russa dopo l’incidente

All’hotel Tonfoni si è presentato un funzionario dell’ambasciata per agevolare le partenze. Restano i parenti dei ricoverati

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MONTECATINI. Hanno aspettato per ore nella hall dell’albergo. C’è stato tutto il tempo per condividere tra loro i ricordi di quel terribile mercoledì, iniziato con la spensieratezza di un’escursione in due tra le più belle città della Toscana (Siena e Pisa) e terminata con un volo di diversi metri in una scarpata lungo l’Autopalio. . Sono russi (la maggior parte), ma anche georgiani, armeni e di qualche altro stato dell’Est Europa. Si sono seduti sui divani, tutti in attesa di partire, ma per destinazioni diverse.

Solo tra quelli alloggiati all’hotel Tonfoni di via delle Saline ce ne sono ancora 8 ricoverati all’ospedale, altrettanti sono i parenti che si tratterranno in città per qualche giorno, mentre il resto della comitiva si è diviso tra chi ha proseguito per altre città (la tappa di oggi prevede la sosta a Venezia) e chi ha preferito rientrare in patria trovando spazio in qualche volo in partenza dall’Italia. Di tutti i contatti, transfer, visti, assicurazioni di viaggio si è occupato un funzionario dell’ambasciata russa, arrivato in albergo verso l’ora di pranzo.

La giornata di mercoledì era iniziata prestissimo, con la sveglia alle 5,30. Poi colazione alle 6 e poco dopo la partenza. L’incidente era avvenuto verso le 9, all’altezza di Monteriggioni. Sulle cause ancora sono in corso le indagini, anche se sembra che possa essere dipeso tutto da una disattenzione dell’autista impegnato in una manovra sulla plancia di comando (italiano di 35 anni, è stato arrestato con l’accusa di omicidio stradale e lesioni).

Una trentina i feriti, una – come noto – la vittima, una guida russa di 41 anni (peraltro ben conosciuta dal titolare dell’albergo, Moreno Mencarelli, visto che era solita accompagnare nelle città toscane i gruppi in partenza da Montecatini). La comitiva, compresi i feriti meno gravi, aveva poi fatto ritorno al Tonfoni in piena notte, verso le una.

«Li abbiamo accolti come meglio potevamo fare, dando loro conforto, ma anche qualcosa da mangiare e del tè», racconta Mencarelli. Poi, l’indomani, la lunga attesa per essere portati nel tardo pomeriggio – come detto – ognuno alla sua destinazione. Tanti occhi arrossati e i segni inequivocabili dell’incidente: braccia fasciate, tagli, ematomi e anche qualche targhetta dell’ospedale ancora al polso.

Tra di loro anche Tatiana Kovaleva, la quarantenne che mercoledì si era svegliata tardi e che pur di non perdere quel maledetto bus si era messa a correre fino a piazza 20 Settembre, dove stava per partire. «Non sono rimasta ferita – ci racconta – ma sono scioccata. Ora ho bisogno di riposare, anche se sono molto preoccupata per quello che è successo ai miei compagni di viaggio che si trovano in ospedale. Ringrazio comunque tutti gli italiani che hanno fatto così tanto per noi, per metterci a nostro agio». —


 

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