Sicurezza
Commercialista condannato a risarcire 125mila euro al ministero
Il professionista, originario di Empoli e con studio anche a Monsummano utilizzava come un bancomat i conti della società che doveva liquidare
MASSA COZZILE. Il conto della società che doveva accompagnare alla liquidazione utilizzato come un bancomat privato. Soldi prelevati e indirizzati a persone e aziende legate a lui, commissario giudiziale nominato dal Tribunale, che nel giro di un paio di mesi fece sparire 125mila euro.. Dopo l’accertamento della responsabilità penale fino in Cassazione, ora per il commercialista Luciano Sacchi, 59 anni, originario di Empoli, studi tra Monsummano e Masotti, e formale residenza a Gragnano nel comune di Capannori, arriva la condanna della Corte dei conti.
Quei 125mila euro frutto del peculato, che a livello penale gli sono costati una condanna a 2 anni e mezzo, devono essere risarciti al ministero della Giustizia.
In primo grado davanti al Tribunale di Pistoia nel 2014 Sacchi era stato condannato a 5 anni e all’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici. In appello nel 2016 la prescrizione aveva spazzato via una serie di reati minori confermando il peculato. E la pena era scesa a due anni e mezzo con l’interdizione a tre anni.
L’anno scorso la Cassazione ha respinto, dichiarandolo inammissibile, un ricorso del commercialista contro una condanna in abbreviato subìta a Milano per bancarotta fraudolenta documentale per il fallimento di una società.
Nel corso del procedimento di fronte alla Corte dei conti, il dottor Sacchi è rimasto contumace. Nessuna difesa nell’istruttoria conclusa con la condanna risarcire il ministero. L’esito dell’azione di recupero contabile si poggia sugli stessi fatti per i quali la Suprema Corte ha ritenuto colpevole di peculato il professionista.
Secondo quanto accertato, Sacchi venne nominato dal Tribunale di Pistoia liquidatore della società Momi Spa in concordato preventivo. Era il 1995 e avrebbe dovuto procedere alla liquidazione della società.
Nel 2008 fu revocato nell’incarico e sostituito dal commercialista Massimo Fanucci, la cui attività avrebbe in seguito fatto emergere la condotta illecita del collega.
Gli investigatori ricostruirono come i 125mila euro che dovevano essere usati per pagare i creditori della Momi in realtà presero altre strade.
«Assegni tratti sul conto della procedura incassati personalmente o intestati a società facenti capo al Sacchi medesimo», rilevarono a seguito delle loro indagini.
Pagamenti disposti dal marzo al maggio 2004 senza alcun collegamento con il concordato che il professionista nominato dal Tribunale (di qui la qualifica di incaricato di pubblico servizio), doveva gestire, avendo come priorità la tutela dei creditori. —
Pietro Barghigiani
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