Proteste
Sequestrata per 4 giorni: aguzzini condannati
La ragazza fu liberata grazie a un’indagine lampo della Squadra mobile. Ai due imputati, 3 anni e 3 anni e mezzo
PONTE BUGGIANESE. A liberare la ragazza dai suoi due aguzzini, erano stati gli investigatori della Squadra mobile di Pistoia, protagonisti di un’indagine lampo che, in sole 48 ore, aveva portato all’arresto per sequestro di persona, rapina e lesioni un 33enne marocchino, Abderrazzaq Laamiri, e alla denuncia a piede libero del suo complice, Chorouda Elayadi, anche lui clandestino marocchino, 32 anni, fuggito prima che ai suoi polsi potessero scattare le manette. Vittima delle loro violenze, una ragazza di 23 anni, nata in Marocco ma cittadina italiana, residente a Milano: allettata dalla proposta di una breve vacanza in Toscana fattale dal Laamiri – con cui la precedente primavera aveva avuto una breve relazione sentimentale – e dal suo amico, si era ritrovata loro prigioniera.. Era l’11 novembre 2017. Martedì 7 maggio, per i due marocchini è arrivata la condanna da parte del tribunale collegiale di Pistoia: per i reati di sequestro di persona e lesioni, 3 anni e 6 mesi di reclusione per Elayadi (tuttora latitante, difeso dall’avvocato Gianluca Sebastio) e 3 anni per Lamiri. Assoluzione invece per il reato di rapina.
La loro vittima aveva raccontato ai giudici quel suo inferno iniziato dopo che, il 4 novembre di due anni fa aveva accettato di accompagnare il suo ex e l’amico di lui in Toscana: prima in pullman fino a Prato, poi in treno fino ad Altopascio; e da lì, con l’auto di un connazionale, a Ponte Buggianese, nell’appartamento affittato per l’occasione in via Confine di Chiesina. Lì la ragazza aveva riallacciato la relazione con il Laamiri e tutto era andato bene fino al 9, quando aveva preso il treno per andare a trovare un amico in Liguria, dicendo però che sarebbe andata da un’amica a Milano. Al suo ritorno, sabato 11, i biglietti del treno trovati nella sua borsa dai due amici marocchini, l’avevano però tradita. E la furia di Laamiri, accecato dalla gelosia, si era scatenata: per un’ora aveva continuato a picchiarla, prima da solo e poi con il Chabah, per poi spaccarle il cellulare sulla fronte. E dopo averle dato un morso su un seno, il Laamiri le aveva detto che sarebbe rimasta in quell’appartamento fino a quando i segni delle botte non fossero scomparsi. E per essere sicuri che non scappasse, le notti successive l’avevano costretta a dormire nel letto fra di loro.
Nella giornata di successiva, la ragazza, recuperata la propria Sim era riuscita, inserendola in un vecchio cellulare trovato in casa, a inviare due messaggi alla sorella, che, la mattina dopo, aveva chiesto aiuto alla polizia. Che una volta individuata la zona da cui provenivano telefonate e messaggi, avevano iniziato a setacciare palmo a palmo tutta l’area fra Ponte Buggianese e Chiesina. E l’11 pomeriggio, avevano scorto in via del Ponte alla Ciliegia la ragazza e Chorouda, usciti di casa per andare a fare la spesa. Per prima cosa avevano messo al sicuro lei, poi avevano cercato di bloccare il marocchino, che però era fuggito. La ragazza li aveva però subito guidati fino all’appartamento di via Confine di Chiesina, dove Laamiri, avvertito per telefono dall’amico, si stava apprestando a scappare: alla vista dei poliziotti si era messo a correre ma il suo tentativo di fuga era stato bloccato da tre colpi di pistola sparati in aria a scopo intimidatorio. —
Massimo Donati
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