Sicurezza
Città spaccata per la frase di Matteo Salvini sulle mignotte
Il dibattito infiamma la campagna elettorale tra chi lo accusa di aver danneggiato l’immagine di Montecatini e chi lo difende
MONTECATINI. «Lavoreremo perché Montecatini campi di lavoro e non di mignotte». Il giorno dopo la frase che il vice primo ministro e segretario della Lega, Matteo Salvini, ha pronunciato dal palco di piazza del Popolo, con alle spalle la Basilica di Santa Maria Assunta, ha diviso in due blocchi contrapposti una città ormai “consacrata” come patria delle peripatetiche. Chi (e non solo dalcentrosinistra), leggendo i rilanci delle agenzie di stampa (dall’Ansa all’Adn Kronos), ha rimarcato il danno per la “cattiva pubblicità” che ne deriverà a livello turistico; e chi, invece, ha sottolineato che il Capitano ha solo affidato ai microfoni ciò che già tutti sapevano.
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Sia come sia, in un attimo la campagna per la scelta del sindaco si è trasferita dai palazzi e dai ristoranti delle cene elettorali ai... marciapiedi della città. Centinaia di commenti sui vari blog social, quasi tutti improntati a disquisire se sia stato bene “gridare in faccia al mondo” la realtà del degrado montecatinese, oppure se non fosse stato meglio affrontare altri argomenti che stanno a cuore a chi (in definitiva) deve scegliere il proprio sindaco.
Quasi nessuno, però, scandalizzato. Perché a Montecatini il dibattito su lucciole, escort, prostitute o ballerine è vecchio di decenni. Ci sono, c’erano prima e ci saranno (probabilmente) anche dopo il passaggio del ministro dell’Interno, nonostante abbia abbozzato la possibilità di una riforma del “settore”, liberalizzando il mestiere e facendo pagare le tasse alle operatrici: come fanno in Austria, insomma. Solo un accenno veloce, senza comunque prendere alcun tipo di impegno politico concreto.
E certo che se qualche lustro fa (si era ancora i tempi delle giunte di centrodestra guidate da Ettore Severi) Montecatini balzò all’attenzione delle cronache italiane per essere diventata “la città delle russe” causa la grande concentrazione di ballerine di night che soggiornavano nei monolocali, con inviati di tutte le grandi testate giornalistiche e televisive che quotidianamente solcavano le strade del centro per carpire il segreto di questa trasformazione (un’attenzione quasi morbosa che portò anche al famoso scivolone televisivo di Pippo Baudo e Olviero Beha, finito addirittura in tribunale), questo ulteriore passaggio sembrerebbe aver fatto discendere di un gradino il livello di Montecatini. Colpa della parola “mignotta” sbattuta in faccia alla città e all’Italia, con il suo significato popolare dispregiativo. Al di là dell’origine, invece, latina (da matris ignotae così come venivano annotati nei secoli sui registri i pargoli trovatelli, con la parola mater abbreviata e puntata che a leggerla diventava “m.ignote”).
E se l’assessora al turismo (ricandidata in lista con il Pd) Alessandra De Paola ha dichiarato al Tirreno “in soli trenta secondi Salvini ha polverizzato gli sforzi di una intera campagna di promozione turistica”, e il candidato sindaco leghista Luca Baroncini ha ribattuto che “ha detto invece la verità, inutile nascondersi dietro un dito”, è passato quasi inosservato il post di un personaggio noto per essere da anni attivista in difesa dei diritti delle trans e non solo. “Quando Salvini ha parlato delle prostitute c’è stata un’ovazione maschile: tutti santi. Caro Capitano, per una Bocca di rosa che se ne va, ne arrivano cento. E alberghi pieni. E persone che prendono soldi per intestarsi gli appartamenti. È così che va la catena”.
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