Attenzione
Una bufera di grandine su Montecatini: allagamenti e proteste in corso Roma
Un temporale molto intenso ha colpito mezza Valdinievole ma i danni maggiori si sono concentrati in pochi punti
MONTECATINI. Dieci minuti, un quarto d’ora di vera e propria bufera di ghiaccio. Dalle due e un quarto del pomeriggio grandine fitta e spessa che veniva giù come le sassate. Ha colpito mezza Valdinievole ma, per qualche misterioso motivo legato alle bizzarrie meteo di questo millennio, ha provocato disagi e danni soprattutto in due luoghi: Montecatini e Buggiano. Che alla fine apparivano come se fossero stati sotto una coltre di neve.. A Montecatini, poi, questo effetto era concentrato in un tratto ben definito del centro: corso Roma. E per questo, dicono i commercianti che ci lavorano, qualche spiegazione c’è.
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«Si sa da sempre – dice Alberto Lucarelli, gestore del bar “The Planet” – che da via Bovio, quando piove forte, viene già una cascata d’acqua. Il motivo è che non sono tenute costantemente pulite le caditoie in quella strada e la conseguenza, poi, è che si allaga corso Roma». Ma non è solo questo: c’è anche il fatto che corso Roma si alza leggermente verso la fine (guardando a Pescia) con la salita del Bonfanti, come la chiamano i montecatinesi. Insomma: “fa conca” (sempre in gergo indigeno). E l’acqua che non defluisce, allaga.
Il “The Planet” è proprio all’angolo con via Bovio e anche Lucarelli se l’è vista brutta. «Il fiume di acqua e ghiaccio che scorreva in basso – racconta – è arrivato quasi a livello della soglia del locale». Quasi, ma stavolta è andata bene.
Non altrettanta fortuna ha avuto, invece, Marco Sostegni del ristorante “Diverso”, poco più avanti verso il quartiere delle Casette. Lì la grandine ha “assediato” il gazebo esterno, lambendolo insieme a un vero e proprio fiume d’acqua. E alla fine l’ha allagato. «Un po’ d’acqua è entrata anche dentro il locale – dice Sostegni – e non è possibile che ogni volta che piove con una intensità superiore alla media, noi operatori alla fine si debba sempre contare i danni». Anche le titolari dei bar e dei bistrot dall’altra parte della strada si lamentano per questo motivo. E aggiungono il “carico” di briscola: «Abbiamo chiamato i vigili chiedendo che venisse chiuso l’accesso a corso Roma, perché le macchine che passavano facevano l’onda e l’acqua arrivava fin dentro i nostri locali. Ci hanno risposto che c’era già la scritta luminosa che indicava il varco attivo e che non avevano pattuglie da mandare».
Attraversiamo di nuovo la strada, torniamo al “Diverso”. Una signora sulla soglia di casa ci chiama: «Venga, guardi qui che disastro». Dentro ci sono una mezza dozzina di giovani a dare di ramazza per asciugare il salotto e la cucina, guidate da una donna energica: Ida Martellini, la vicepresidente della Società di soccorso pubblico. E i ragazzi sono tutti volontari della “Stanza” di via Manin. «Se non mi aiutavano loro non so come avrei fatto», spiega la signora. Che però punta il dito su un altro “moltiplicatore” delle possibilità di allagamento: il gazebo del ristorante. Sì, quello allagato. «Prima non succedeva con questa frequenza», si lamenta. Insomma, tante ipotesi e una certezza: quando piove o (peggio) grandina per dieci minuti come se dovesse venire giù l’acqua di un anno, bisogna poi fare i conti con i danni.
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