Sicurezza
Omaggio a Domizio Torrigiani, il Gran Maestro martire antifascista
Martina Trivigno
Cento anni fa l'avvocato di Lamporecchio veniva eletto alla guida del Grande Oriente d'Italia che lo ha ricordato con una cerimonia nel cimitero di San Baronto
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LAMPORECCHIO. Domizio Torrigiani ha pagato con la vita il prezzo delle sue scelte. E in tanti, ieri, hanno voluto ricordarlo, nell’anno in cui ricorre il centenario della sua elezione a Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, l’obbedienza massonica istituita nel 1805, a Milano.
Era nato a San Baronto, Domizio, il 19 gennaio 1876. Di professione avvocato, era stato poi eletto al vertice del Goi il 23 giugno 1919. Una cerimonia solenne, quella di ieri, al cimitero di San Baronto, organizzata dalla loggia Giustizia e Libertà numero 1076 di Pistoia, per ricordare il “Gran Maestro martire” .
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Stefano Bisi, attuale Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, ha al collo un collare. «Quello stesso – spiega – che a Domizio il regime fascista non consentì di portare. E che fu nascosto nel muro di palazzo Giustiniani, a Roma» . Era il 1925 quando l’allora sede del Goi – palazzo Giustiniani, appunto – fu confiscata dalle milizie fasciste, mentre nel 1927 Torrigiani fu arrestato e inviato al confino (sempre sotto stretta sorveglianza) dal Duce, prima a Lipari e poi a Ponza. Ed è qui che le sue condizioni di salute si aggravano.
«Circa 25 anni fa – prosegue Bisi – un amico mi consegnò una serie di documenti. Erano di suo padre, Alcide
Garosi, medico e docente di storia delle medicina all’Università di Siena. Garosi era un fedelissimo del Fascismo e fu mandato a Montefiascone, vicino al lago di Bolsena, dove Domizio si trovava ricoverato, per curarlo. Scrisse che era andato per curare gli occhi di Domizio, ma tornò curato spiritualmente. E Alcide Garosi divenne così un Libero muratore del Goi».
Oltre al Gran segretario Francesco Borgognoni, c’è anche Neri Torrigiani, discendente di Domizio. «Era il fratello di mio nonno Arturo – racconta – ma non ho mai conosciuto nessuno dei due. Quando però è capitato a me di ereditare le carte, ho deciso di fare una donazione all’Istituto storico della Resistenza in Toscana. Perché si approfondisse ancora di più la sua figura in quegli anni. È nato così il Fondo Domizio Torrigiani».
Nel 1932, ormai quasi del tutto cieco, Torrigiani fu liberato e poté fare ritorno al suo paese natale, San Baronto.
«È morto – racconta Roberto Barontini, presidente dell’Istituto storico della Resistenza di Pistoia – con le milizie fasciste che circondavano la casa. Il feretro fu scortato solo da fascisti e fu proibito a tutti, anche alla famiglia, di seguirlo. La sua salma, allora, fu cremata all’imbrunire e le ceneri deposte nella cappella di famiglia». Dove ieri è stata deposta una corona d’alloro con il tricolore. “Grande Oriente d’Italia”, si legge in corsivo.
«È stato un esempio di libertà e democrazia – conclude Bisi – quegli stessi ideali che animano il Goi. La nostra stella continuerà a brillare, sempre. Anche grazie a Domizio».
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