Attenzione
Pestarono l’ex della loro amica: condannati
Tre anni per lesioni pluriaggravate per l’aggressione a pugni e calci mentre la donna se l’è cavata con una multa per minacce
BUGGIANO. Aveva fatto appena in tempo a scendere dall’auto davanti a casa della ex compagna, a Buggiano, che due uomini gli si erano parati davanti. E lo avevano tempestato di cazzotti, e poi di calci, quando era finito a terra con una caviglia fatturata. Davanti al figlioletto. Dopo il pestaggio, le minacce: se ci denunci ti ammazziamo. Il quarantaquattrenne artigiano di Monsummano non si era però lasciato intimorire e la mattina dopo era andato alla polizia.. Era la sera del 27 agosto 2017. Meno di un mese dopo, al termine delle indagini degli investigatori della squadra di pg del Commissariato di Montecatini, per la donna e i due uomini era scattato l’arresto (non forniamo particolari sulle loro identità per non rendere identificabile il minore coinvolto nella vicenda). Mentre ieri mattina è arrivata la condanna da parte del tribunale di Pistoia.
Tre anni di reclusione per i due uomini (un empolese di 34 anni e un pesciatino di 43), unicamente una pena pecuniaria di 500 euro (con la sospensione condizionale) per la donna (44enne di Buggiano, la cui posizione nella vicenda è stata drasticamente ridimensionata: difesa dall’avvocata Sabrina Serroni del foro di Prato, è stata condannata unicamente per il reato di minaccia. I due uomini invece sono stati condannati per lesioni personali pluriaggravate in concorso (25 i giorni di prognosi nel referto del pronto soccorso), e minacce.
L’aggressione era avvenuta al culmine di un rapporto fra ex compagni che si era sempre più deteriorato, soprattutto per via della causa civile in corso fra loro, per la definizione delle questione relative alla custodia del figlioletto. Ultimamente le lamentele della donna riguardavano proprio il bambino, di come tutte le volte che il padre glielo riportava dopo il fine settimana passato con lui (così come stabilito dal giudice) il piccolo cominciasse a piangere a dirotto: «Colpa tua, con te non sta bene, lo tratti male». Discussioni continue. Accuse più volte ripetute. Così come le minacce di fargli trovare prima o poi qualcuno che lo avrebbe picchiato quando fosse arrivato lì a casa sua. Per l’artigiano invece il bambino piangeva perché non voleva stare con la mamma, perché voleva ogni volta restare con lui. E quella domenica sera, mentre lo riaccompagnava in auto, aveva registrato il suo pianto con il cellulare e aveva inviato un messaggio vocale alla ex per dimostrare la sua tesi.
Quando attorno alle 23,30 era arrivato davanti a casa dela ex, aveva scorto i due uomini dirigersi verso di lui. E, sceso dall’auto, era stato preso a pugni. Mentre la donna nel frattempo prendeva il bambino dall’auto. L’artigiano era stato poi lasciato lìa terra, davanti ai testimoni che, sentite le urla, avevano cominciato ad affacciarsi alle finestre. La mattina dopo, nonostante le minacce, era andato a sporgere denuncia.
Ieri, la sentenza. Secondo il tribunale non si era trattato di un’aggressione premeditata dalla donna, che, all’epoca dell’arresto (fu poi rimessa in libertà dal tribunale del riesame) fu considerata la “mandante”.
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