Gioco
Accademia Scalabrino alla volata finale: «Lavori terminati entro la fine dell’anno»
David Meccoli
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Impalcature attorno a villa Ortiense, sede dell'Accademia d'arte Scalabrino (Foto Nucci)La Fondazione Credito Valdinievole frenata dal Genio Civile e dalle nuove normative antincendio, ma il cantiere è ripartito
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MONTECATINI. I tempi si sono un po’ dilatati rispetto alle previsioni e, i lavori avrebbero dovuto concludersi nel 2017 in tempo per “agganciarsi” a Pistoia capitale della cultura. Ma da qualche mese il cantiere all’interno dell’Accademia Scalabrino (in realtà aperto solo a inizio 2018) sta viaggiando a ritmo sostenuto e ora, Genio civile permettendo, l’obiettivo è terminare gli interventi di ristrutturazione entro la fine di quest’anno e consegnare alla città in una nuova veste la galleria espositiva di viale Diaz.
PATRIMONIO ARTISTICO.
Sono 641 le opere (molte restaurate recentemente) entrate in possesso della Fondazione Credito Valdinievole nel 2011. Le opere, comprese 89 sculture, sono state inserite in un catalogo. Vi si trovano anche la “Primavera” di Chini e “Vita” di Annigoni (oggi esposto al Moca), oltre a quadri di Guttuso, Viani, Fattori, Dupré. Vi trova spazio persino il pianoforte di Giuseppe Verdi. Un patrimonio artistico purtroppo dimenticato per anni, ma vincolato in blocco dalla Soprintendenza belle arti.
UN EDIFICIO STORICO.
L’immobile, il cui primo corpo di fabbrica era presente già nel 1832, venne adattato ad albergo (Villa delle Ortensie) negli anni ’30 del secolo scorso. Fu poi acquistato nel 1963 dall’Accademia d’arte, che prese il nome di Dino Scalabrino (direttore sanitario della società Terme) nel 1974, anno della sua scomparsa. Con il tempo la struttura si trasformò in una vera cassaforte di beni di grande valore, con artisti di fama internazionale che donarono le loro opere.
LA DECADENZA.
I tempi più bui dell’Accademia coincidono con l’inizio del nuovo millennio. La grande tela “Vita” di Annigoni fu trovata, a struttura ormai chiusa, in evidente stato di abbandono e a rischio di deterioramento. Poi ci fu l’intermezzo con la direzione affidata a Valerio Biscalchin, che arrivò a patteggiare nel 2010 dopo una denuncia in seguito alla misteriosa (e mai chiarita) sparizione di oltre trenta opere.
LA BANCHINA CI CREDE.
Si arriva così al 2011, con l’acquisizione da parte della Fondazione. Nel 2016 viene presentato il progetto di riqualificazione di Villa Ortensie, compreso il guardino esterno così come lo aveva disegnato l’architetto Pietro Porcinai. Ma lungaggini burocratiche e “zampino” della Soprintendenza frenano l’esecuzione dei lavori, che così slittano ai primi mesi del 2018.
MUSEO, MA NON SOLO.
Il piano interrato sarà interamente destinato a deposito delle opere, laboratorio per la manutenzione e magazzini. Al piano terra gli spazi espositivi saranno destinati alle opere più significative della collezione, che si avvicenderanno per gruppi con una cadenza annuale. Il giardino sarà a tutti gli effetti uno spazio integrato con le sale. Al primo piano lo spazio espositivo sarà destinato a mostre temporanee e per l’attività didattica saranno presenti una sala per proiezioni, una biblioteca e postazioni Internet. Anche lo spazio soppalco sarà destinato ad attività didattica. Ma la struttura potrebbe anche diventare un centro di studi, conservazione e sviluppo del patrimonio liberty.
L’ACCADEMIA AI CITTADINI.
Per tradurre in realtà quelli che finora sono stati solo sogni la Fondazione Credito Valdinievole ha affidato i lavori di completa ristrutturazione di Villa Ortensie alla ditta Mdm Immobiliare di Chiesina. «Nell’ultimo anno – spiega Valentino Pieri, presidente della Fondazione – è stato sistemato e messo a norma lo scantinato, è già quasi ultimato il primo piano e gli interventi sono ora concentrati sul tetto e sul secondo piano. I lavori sono stati frenati dal Genio civile e dalle normative antincendio nel frattempo entrate in vigore, ma contiamo di terminare entro la fine del 2019».
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