Il dolore
Ritardi su ritardi, niente comunicazioni e telefoni muti: un’ora “sola” di ritardo
La cronaca dell’odissea dei pendolari da Pescia a Pistoia nel “venerdì nero” di Trenitalia. E per i passeggeri c’è solo il passaparola
PESCIA. “Succede sempre qualcosa quando prendo il treno” sbotta venerdì sera una signora, finendo per incolpare se stessa dell’ennesimo calvario per i pendolari della tratta Viareggio-Firenze. Anche io ero su uno dei treni in ritardo la sera del 18 gennaio, con tante altre persone che cercavano di tornare a casa senza ottenere indicazioni precise da Trenitalia. Le poche informazioni le ha date il personale quando riusciva ad ottenerle. Capitreno presi d’assalto, lasciati a gestire l’esasperazione della gente. Tra la rabbia di chi minacciava qualche azione risarcitoria e l’amara rassegnazione di chi “per i pendolari è sempre così”.
Partendo da Pescia alle 17,51 sarei dovuta essere a Pistoia alle 18,11. Sono arrivata alle 19,18 e sono stata fortunata. Una ragazza ha dovuto telefonare ad una amica per conoscere l’orario dei treni che da Prato l’avrebbero riportata a Bologna. Tra Pistoia e Lucca spesso i cellullari non prendono la linea, quindi non è possibile trovare informazioni su internet e, a seconda della zona, neppure telefonare.
Quindi, arrivo alla stazione di Pescia alle 17,40 e vedo sul display degli orari che il treno delle 17,44 diretto a Lucca è cancellato. Tiro un sospiro di sollievo: il mio treno arriverà.
Infatti arriva con 10 minuti di ritardo, ma che importa. Con altri passeggeri saliamo a bordo, ci mettiamo a sedere sparpagliati. C’è chi si toglie il giubbotto, chi sistema il trolley. Quand’ecco arrivare la capotreno che dice: “Signori, mi dispiace. Dovete scendere. Questo treno non riparte più: guasto elettrico”.
“Ancora! Io l’abbonamento non lo pago più”, dice una signora. Alcuni scendono, altri restano al calduccio sul treno “morto”: perché anche il treno delle 18, 09 è in ritardo (in orario sarebbe stato a Pistoia alle 18, 41). “Ma dov’è il guasto? ” domando io. Una coppia di stranieri scuote il capo con lo sguardo spaesato. Non hanno capito la mia domanda e neppure perché ci hanno fatto scendere. Un ragazzo risponde: “A Serravalle”.
Il treno arriva, stavolta ci sediamo più vicini. Quasi per farci forza l’un l’altro. C’è chi avvisa a casa del ritardo, senza poter dare un orario preciso di arrivo. C’è chi commenta che da 15 giorni è “tutto un ritardo”. Arriviamo a Borgo a Buggiano e il treno non riparte. La voce dell’altoparlante informa che la sosta sarà “di circa 5 minuti”, per dare la precedenza al treno da Firenze. Passano 5 minuti. Poi altri 5 minuti e la voce ripete: “Ripartiremo tra 5 minuti”. Certo, più quelli di prima. Finalmente il treno passa e ripartiamo. Sosta a Montecatini Centro, poi Montecatini Terme (la stazione grande) dove dobbiamo star fermi per un’altra precedenza.
Dopo un po’ il viaggio riprende, sosta a Serravalle, e poi Pistoia. Il messaggio vocale ci comunica: “Stiamo arrivando con un ritardo di 40 minuti”. Magari! Proviamo a sommarci il tempo per il treno cancellato. Le porte si aprono, scendo al volo: par d’essere alla stazione centrale di Milano dal via vai di gente. Guardo l’orologio: sono le 19,18. “Questa volta è andata bene” penso.
L’8 gennaio per un altro guasto, ho preferito prendere un taxi: 50 euro Pescia-Casalguidi. Un freddo polare, un treno cancellato, uno con il ritardo che aumentava. Nessuna informazione certa.
Il 15 gennaio un guasto al passaggio a livello di Serravalle: anche in quella occasione non siamo riusciti ad avere informazioni precise. “Almeno ci dicessero qualcosa, potremmo prendere un bus per Firenze” avevano commentato una signora e una ragazza: una doveva arrivare a Firenze, l’altra a Zambra. –
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
