Prodotti petroliferi illegali, chiesti 9 rinvii a giudizio
Imprenditori e prestanome sotto accusa per un traffico finalizzato all’evasione delle imposte tramite esportazioni fasulle scoperto dalla Guardia di Finanza
PISTOIA. L’accusa principale per alcuni di loro è quella di associazione per delinquere finalizzata all’evasione delle imposte sui prodotti energetici. Ma tra i reati contestati dalla procura ci sono anche la violazione della normativa in materia di trasporto di prodotti soggetti ad accisa, il falso in atto pubblico, la truffa ai danni dell’amministrazione finanziaria, l’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Si tratta della maxi-frode smascherata dalla Guardia di Finanza di Pistoia con quasi due anni di indagini e che a fine novembre 2017 aveva portato a 5 arresti. E per la quale, adesso, il pm titolare dell’inchiesta, Claudio Curreli, ha chiesto ieri mattina, durante la prima fase dell’udienza preliminare davanti al gup del tribunale di Pistoia, il rinvio a giudizio di 9 indagati.. Accusati di associazione per delinquere, agli arresti domiciliari erano finiti l’imprenditore Filippo Lenzi, 51 anni, catanese domiciliato a Pescia; Vito Lenzo, 45 anni, anche lui di Catania e domiciliato a Pescia; Fabrizio Romanelli, 42 anni, residente a Montecatini; Filippo Lepri, 41 anni, residente a San Casciano Val di Pesa; e Simone Sidoti, 49 anni, di Carpi. Misure meno afflittive erano scattate invece per Domenico Federico, 39 anni, autotrasportatore residente a Capannori; e Giorgio Bartolomei, 81 anni (difeso dall’avvocato Alessandro Fagni) assai noto a Pistoia in quanto è stato il titolare, e poi liquidatore e rappresentante pro-tempore, della srl “Centro petrolifero pistoiese” di via Gora e Barbatole.
Oltre che per loro il giudizio è stato chiesto anche per Mariusz Jan Chabior, caminista polacco di 42 anni, e Francesco Marinacci, foggiano di 41 anni.
Su tale richiesta il gup Luca Gaspari si pronuncerà probabilmente il prossimo 5 marzo. Quando scioglierà inoltre la sua riserva sulla richiesta di giudizio abbreviato avanzata da Filippo Lepri.
Secondo la procura, l’evasione delle accise sarebbe avvenuta attraverso una società costituita appositamente, una scatola vuota registrata poi all’Agenzia delle entrate come “esportatrice abituale”, ma tale solo sulla carta:soltanto per poter acquistare in raffineria olio lubrificante esentasse, senza Iva, in quanto, appunto, destinato poi – ma solo in teoria – al mercato estero. Di fatto, quell’olio lubrificante, trasportato in un deposito commerciale di Pistoia, veniva lì miscelato con del gasolio e poi rivenduto come carburante per autotrazione (tra l’altro inquinante e dannoso per i motori) non fuori dall’Italia, bensì a stazioni di servizio sia in provincia che in regioni del nord del Paese. Naturalmente a prezzi fortemente concorrenziali visto che l’acquisto iniziale era avvenuto senza Iva e che la società fittizia era destinata a chiudere i battenti (come di fatto è avvenuto) prima di eventuali accertamenti da parte del Fisco.
Secondo la procura, tutto faceva riferimento alla Clean Rent Group, intestata a un prestanome, Filippo Lepri, ma gestita di fatto da Filippo Lenzo. Tramite questa, l’olio lubrificante veniva acquistato dai produttori esente da Iva, in quanto formalmente destinato al mercato estero da una società. —
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