Gioco
La natività nel cassonetto divide la Chiesa Giovane prete all’attacco di don Armando
Dalla provincia di Pistoia don Palermo critica Zappolini: «Noi pastori non possiamo trasformare il nostro servizio in politica»
PERIGNANO. Alzi la mano chi non ha detto la sua sul presepe “nella spazzatura” di don Armando Zappolini: ministri, vescovi, parlamentari, consiglieri, deputati e chi più ne ha più ne metta. Ma nelle scorse ore è arrivata una reazione inaspettata, se non altro perché la Chiesa è percepita come un’entità rigida. Dalla parrocchia di Castelmartini (comune di Larciano, provincia di Pistoia, stessa diocesi) è arrivata la presa di posizione del giovane parroco, don Gian Luca Palermo, 34 anni. Il quale, scrivendo una lettera aperta, ha contestato forme e modi di realizzazione del presepe più discusso della Toscana (e non solo).
«L’ho fatto – spiega – per farmi portavoce dell’amarezza di tanti fedeli. Per me è un tentativo di usare il presepe a fini politici e non religiosi; il contenuto è condivisibile, perché è vero che Gesù nasce ultimo fra gli scarti. Ma contornare il presepe con messaggi e notizie che riguardano una certa parte politica fa passare più la strumentalizzazione del messaggio che il messaggio stesso». D’altronde il parroco di Larciano non le aveva mandate a dire nella sua lettera: «Il presepe è sacro. La Chiesa insegna a noi pastori a non porci politicamente nel servizio ai fedeli e che i segni religiosi non si possono strumentalizzare per fini politici. È motivo di vergogna e di scandalo se questo accade. Quello che vuol essere motivo di riflessione in realtà, così posto, genera solo scontro, toni accesi, fraintendimenti, tutto ciò è lontano dai valori che si vorrebbero sostenere con certe provocazioni. Di queste siamo stufi e chiediamo che si giunga alla fine. Basta con lo strumentalizzare il vangelo e i suoi valori e i suoi simboli. Per favore. Perché fa male, a tutti. Quello che vuol essere motivo di riflessione in realtà, così posto, genera solo scontro, toni accesi, fraintendimenti. Mi auguro, non solo io, di sentire una parola da chi ne è titolato verso questi episodi che pare si ripetano spesso. Una parola che sia l’ultima, senza la quale ne passerebbe sicuramente un’altra, quella che dice che va bene così, che si può fare, tutti e sempre».
Don Armando, da parte sua, la prende con filosofia: «Io non volevo far passare un messaggio politico, forse non sono stato capito oppure mi sono espresso male. Il mio intento era quello di valorizzare gli insegnamenti del Vangelo, poi ognuno è libero di vederci ciò che vuole, di essere cattolico come vuole e di essere prete come vuole. È un periodo di festa, passiamolo in pace».
Si fosse trattato di una diatriba fra due politici – anche dello stesso partito – la questione sarebbe passata forse in sordina. Ma quando a “battagliare” sono due parroci – il giovane don Palermo e il navigato don Zappolini – diventa interessante capire come due “pastori di anime” possano pensarla diversamente su uno dei simboli più universali della cristianità: il presepe. –
Marco Sabia
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