Gioco
Soldi spariti all’agenzia di viaggi condannata la dipendente
La donna, di Pescia, era accusata di peculato. Assolta per l’uso di una carta di credito. Due anni e mezzo per il proprietario del “Principe azzurro” imputato per il crac
I clienti le consegnavano i soldi della caparra per fermare il viaggio dei loro sogni e la dipendente invece di versarli al tour operator per bloccare la prenotazione se li intascava.
È con questo sistema che Jennifer Baldaccini, 37 anni originaria di Pescia, dipendente tra il 2011 e il 2012 dell’agenzia di viaggi “Principe azzurro” di Livorno, avrebbe fatto sparire qualche migliaia di euro.
La donna è stata condannata a un anno e mezzo di reclusione con l’accusa di appropriazione indebita. Ma il collegio, presieduto dal giudice Carlo Cardi, ha riconosciuto all’imputata solo alcuni episodi che gli venivano contestati, mentre è stata assolta dall’uso improprio della carta di credito di un’azienda usata – secondo la procura – per prenotare un volo Ryan air e il soggiorno a Parigi.
Al centro del procedimento, oltre al comportamento della dipendente, c’era anche quello del gestore di fatto dell’agenzia di porta aterra, Ciro Fusco, 52 anni, accusato in concorso con il legale rappresentate della stessa s.a.s. Italo Corvo, 82 anni, considerato un prestanome. L’accusa iniziale nei loro confronti era quella di bancarotta fraudolenta. Secondo il pubblico ministero i due avrebbero distratto dalle casse della società, poi fallita, una cifra complessiva pari a quasi 17.000 euro.
In particolare si tratterebbe di una quindicina di pagamenti fatti da alcuni clienti per cifre che vanno dalle poche centinaia di euro fino ai 2.5000.
Il collegio, al termine del dibattimento, ha riformato l’accusa e li ha condannati per bancarotta semplice: Fusco a due anni e mezzo e Corvo a sei mesi.
«Nella bancarotta fraudolenta – spiegano dalla procura che aveva chiesto per Fusco quattro anni – c’è un dolo specifico con l’obiettivo di danneggiare i debitori, mentre in quella semplice viene accertata la responsabilità di non aver tenuto le scritture contabili».
Nella condanna del gestore di fatto della società è stato conteggiato anche il reato di lesioni nei confronti della dipendente che lo aveva querelato per averle lanciato addosso alcuni fascicoli, averla colpita con una sedia, presa pugni e minacciata «di ulteriori percosse e di incendiarle la macchina».
«I giudici – spiega l’avvocato difensore Francesco Atzeni – hanno riconosciuto al mio cliente l’attenuante dello stato d’ira. Adesso aspettiamo di leggere le motivazioni per verificare, come credo, che ci siano i margini per presentare appello e riuscire ad avere l’assoluzione o una riduzione della pena». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
