Gioco
Bando Leopoldine, così non va bene. E la società accetta di rifare la gara
Due dei tre candidati hanno chiesto un termine di almeno 30 anni per la gestione. Il “nodo” è la concessione delle acque
MONTECATINI. Trent’anni. È questo il tempo chiesto dalle cordate partecipanti al bando per la gestione delle Leopoldine. Che va ben oltre, quindi, il termine finora previsto, e corrispondente alla scadenza della concessione dello sfruttamento delle acque nella convinzione (o speranza…) che Comune e Terme rinnovassero poi l’accordo nel 2037. Il bando è quindi da riscrivere e ripubblicare (si pensa entro fine anno) e la scadenza della presentazione delle offerte dovrebbe avvenire entro gennaio. . Ad annunciare la novità è la stessa società Terme con un comunicato, dove si legge: “A seguito del bando sono pervenute a questa società proposte con osservazioni da parte dei soggetti interessati che non risultano completamente in linea con le clausole previste nei documenti di gara. Stante l’interesse di Terme di Montecatini Spa all’affidamento del contratto, la società si sta adoperando per recepire le osservazioni e indire a breve una nuova gara a cui auspichiamo possano partecipare anche nuovi soggetti”.
Quindi, se ne deduce, i soggetti interessati avrebbero fatto proposte non in linea con i parametri previsti dal bando. La manifestazione d’interesse, lo ricordiamo, era finalizzata alla concessione per 19 anni della gestione delle Leopoldine a un canone annuo di 1,2 milioni di euro più Iva, con facoltà di ottenere la parziale compensazione dell’affitto fino a scomputo totale del costo dei lavori di ristrutturazione. Tre, come ci conferma l’amministratore unico delle Terme Alessandro Michelotti, le cordate che hanno partecipato al bando: il gruppo cui fa capo l’azienda lombarda di Quadrio Curzio (sostenuta economicamente da diverse importanti società italiane); gli “americani” che hanno già in carico dallo scorso anno le Terme di Saturnia (i fondi York e Feidos, con a capo l’imprenditore Massimo Caputi); la Cubo srl, proprietaria della ex-Hydron a Pontelungo. Due di queste (con ogni probabilità le prime dell’elenco) avrebbero posto dei paletti sulla durata del contratto di affitto (una società lo avrebbe messo per iscritto, l’altra lo avrebbe comunicato verbalmente). I 19 anni inizialmente previsti derivano dal residuo della “convenzione per l’esercizio della concessione mineraria per acqua termale”, stipulata il 27 marzo 2012 tra Comune e Terme e avente durata di 25 anni.
Con un affitto più lungo di tale termine (30 anni la richiesta) si andrebbe quindi ben oltre la scadenza della convenzione e in linea puramente teorica il locatario potrebbe anche restare senza acqua nella piscina delle Leopoldine.
Ma è un’evenienza cui nessuno vuole nemmeno pensare, dando per scontato il rinnovo della stessa concessione. «Anche se si rende necessaria una nuova pubblicazione, che auspichiamo avvenga in tempi rapidissimi – commenta l’amministrazione comunale – il fatto che dal mercato siano arrivate proposte e progettualità concrete dimostra che la strada intrapresa è quella corretta. Spetterà alle Terme la valutazione delle proposte emerse dal mercato e la loro corrispondenza con l’interesse della società stessa e con quello della città, che attende la rigenerazione dei beni termali in collaborazione con soggetti privati referenziati e finanziariamente solidi. Ribadiamo che la scelta giusta è quella di rilanciare il patrimonio termale con privatizzazioni guidate dalla società Terme, che potranno così coniugare le esigenze di risanamento dei debiti con quelle dell’economia cittadina».
Ma le minoranze non ci stanno e in consiglio comunale ieri hanno chiesto al sindaco spiegazioni su «una vicenda non chiara e che finora non ha certo favorito i potenziali imprenditori». —
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