Italia
Saturnia a stelle e strisce cerca sinergie in Toscana
Oltre alla cordata che fa capo a Quadrio Curzio è interessata alle Leopoldine anche la società che ha base in provincia di Grosseto. Che punta al wellness
MONTECATINI. Se la scorsa settimana parlavamo dell’“assalto” alle Leopoldine da parte dei “capitani” dell’industria nazionale (da Mutti a De Agostini, passando per Benetton), tutti schierati a supporto del gruppo Quadrio Curzio (sul quale hanno investito 54 milioni di euro per garantirsi un posto in prima fila nell’impero del benessere che la società lombarda ha costruito in Italia e all’estero con prossimo obiettivo New York), dall’analisi della seconda proposta arrivata in viale Verdi in risposta al bando di gestione dello stabilimento, quella targata terme di Saturnia, emerge invece una componente maggioritaria made in Usa.
Il fondo americano York, insieme a Feidos, ha infatti acquistato diversi mesi fa dalla famiglia Manuli (che a sua volta aveva, nel 2000, acquistato la seconda metà delle quote societarie – l’altra era già in suo possesso – da Leandro Gualtieri, già proprietario di Grotta Giusti a Monsummano) il golf e Spa resort Terme di Saturnia (provincia di Grosseto). In realtà a farsi avanti nell’acquisizione era stata una società “prestanome” (e totalmente controllata dalla York), la Doyers Sarl (sede a Lussemburgo, ma capitale a stelle e strisce).
E americano è anche un nome che, in queste scatole cinesi societarie, ricorre frequentemente: Andrew Reid, che ritroviamo anche nel ruolo di general manager della Robert Wood Johnson Fitness & Wellness Center (strutture dedicate al benessere sparse negli Stati Uniti). Ma al vertice dell’intera operazione è stato messo un top manager italiano, quel Massimo Caputi, abruzzese di 66 anni, con esperienze in imprese del calibro di Prelios (ex Pirelli Real Estate) e Sviluppo Italia. Caputi è presidente di Feidos ed è un nome di altissimo profilo nel mondo dell’economia e della finanza nazionali.
Ma oltre che nella patria del presidente Trump, il know-how del gruppo si è rafforzato in quest’ultimo anno proprio a Saturnia, in attesa da troppo tempo (e questo la accomuna a Montecatini) di essere rilanciata e riposizionata sul mercato.
Un’operazione che, al momento del passaggio di proprietà, ha visto mettere sul tavolo 40 milioni di euro, ai quali se ne aggiungono altri 10 per il piano di investimenti che ha l’obiettivo di lanciare il programma “restart Saturnia” e riportare cure e prodotti cosmetici, che affondano le proprie radici nelle acque termali, al centro dell’attenzione internazionale.
Nel mirino della nuova proprietà c’è la riqualificazione di un complesso articolato su 120 ettari di terreno (campo da golf di 18 buche compreso), con camere da ristrutturare (in totale sono 140), club house da ammodernare, piscine da implementare (oggi fanno 100mila paganti l’anno, ma hanno perso il 40% di ingressi negli ultimi 10 anni) e area benessere da raddoppiare nella superficie. E poi bar, ristoranti e impianti sportivi.
Ma fin da subito gli “americani” hanno fatto capire che Saturnia sarebbe stato solo un primo step del loro piano di “invasione” nel settore wellness. E quale migliore occasione di esportazione del brand (e di creare sinergie turistico-industriali) se non lanciando una “opa” su una città termale come Montecatini, e in un complesso già in parte avviato come quello delle Leopoldine?
David Meccoli
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