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Quaranta non punibile: «Il gip ha sbagliato a metterlo agli arresti»

Quaranta non punibile: «Il gip ha sbagliato a metterlo agli arresti»

I reati che gli vengono contestati per ciò che era avvenuto il 19 maggio scorso davanti al Bar Granduca di corso Matteotti sono minaccia e lesioni personali aggravate dalla premeditazione

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MONTECATINI. Anche se avesse fatto cancellare quelle immagini, commettendo il reato di frode processuale, lo avrebbe fatto per salvarsi da una condanna che lo avrebbe portato in carcere. Rientrando così in quei casi per i quali il nostro codice penale prevede la non punibilità, in base al principio del divieto di autoincriminazione. E per questo il giudice ha sbagliato a farlo arrestare.

Sono questi i motivi che hanno portato il tribunale del riesame di Firenze ad annullare la misura cautelare degli arresti domiciliari che il gip di Pistoia, lo scorso 8 novembre, aveva disposto nei confronti di Andrea Quaranta, 41 anni, che proprio in seguito a tale arresto si è dimesso dalla carica di consigliere comunale (era anche capogruppo di Forza Italia) a Montecatini.

L’accusa per la quale il gip lo aveva messo ai domiciliari era scattata per aver cercato, con la manomissione delle prove, di “trarre in inganno il giudice” su un altro procedimento penale per cui Quaranta è indagato e per il quale si trova ancora sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di firma. I reati che gli vengono contestati per ciò che era avvenuto il 19 maggio scorso davanti al Bar Granduca di corso Matteotti sono minaccia e lesioni personali aggravate dalla premeditazione. Reati che avrebbe commesso in concorso con un suo parente acquisito, Alessandro Benigni, 52 anni, di Buggiano, ritenuto dagli investigatori l’autore materiale dell’aggressione a suon di pugni nei confronti di Alfonso Mauriello, avvenuta perché quest’ultimo aveva malmenato, un paio d’ore prima, durante un litigio in famiglia, il figlio 19enne della propria compagna, nonché nipote del Quaranta.

Le scene dell’aggressione erano state riprese dalle videocamere di un vicino negozio, ma non – sembrava – da quelle del bar. Secondo gli inquirenti, invece, quella registrazione c’era, ma Quaranta l’aveva fatta cancellare tra il 21 e il 22 maggio successivo. Commettendo appunto il reato di frode processuale. Per il quale però, in base a quanto disposto dall’articolo 384 del codice penale, Quaranta non è punibile e, per cui, neppure passibile di misure cautelari in quanto – ha ritenuto il tribunale del riesame – il suo obiettivo era eludere le investigazioni per non essere privato della sua libertà. (m.d.)
 

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