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La Valdinievole si è fermata per salutare Claudio Bartolini

La Valdinievole si è fermata per salutare Claudio Bartolini

Autorità civili, militari e religiose, tanti amici e colleghi e collaboratori si sono stretti alla famiglia per il funerale del direttore della Sds ieri nella chiesa di Santo Stefano

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Pescia. Ad accompagnare Claudio Bartolini nel suo ultimo viaggio c’erano davvero tutti. La chiesa di Santo Stefano, nel centro storico di Pescia, nel primo pomeriggio di ieri, ospitava una folla di persone venute a rivolgere un saluto a un padre, un compagno, un amico, uno zio, un grande direttore. . Nell’aria grande dolore e commozione per questa perdita che domenica mattina ha colto tutti impreparati. A ucciderlo, a 68 anni, è stato un malore improvviso. C’era la famiglia, in prima fila, con le figlie Benedetta e Alice, più volte ricordate nell’omelia del prete. C’erano gli amici di sempre. E poi c’erano le istituzioni. Tutte. Quelle civili, religiose e militari. Perché Bartolini nei suoi anni di mandato come direttore della Società della salute della Valdinievole era riuscito a rappresentarle tutte. A unire le diversità e a far superare i campanilismi.

I sindaci della Valdinievole portavano la fascia tricolore. Accanto a loro presidenti, assessori regionali, direttori. E poi ancora le associazioni dei disabili, i rappresentanti del Terzo Settore e del volontariato. Pubblica Assistenza, Misericordia e Croce Rossa in divisa per ricordare l’importante legame che Claudio era stato capace di stringere con tutto il mondo del volontariato. C’era poi tutto il suo staff: i dipendenti della Società della Salute, i collaboratori di sempre afflitti e spaesati, come coloro che sanno di aver perso una guida e un punto di riferimento.

Perché per molti Claudio Bartolini era questo: una guida. Un uomo forte che amava il suo lavoro e che era onorato di operare nel settore pubblico, del quale riconosceva i limiti legati alla burocrazia, senza però mai smettere di credere fortemente in quei valori che ne sostengono le fondamenta: il diritto di tutti alla salute, ad essere curati e a ricevere le cure migliori. A ricordarne le doti, la lungimiranza, la concretezza che mai negli anni si era trasformata in cinismo, sono stati in tanti.

Alcuni hanno voluto ricordare le battaglie combattute, spesso vinte, per garantire che la Società della salute potesse lavorare in autonomia e fornire servizi socio sanitari di livello sempre più alto, per realizzare progetti per i disabili, per gli emarginati, per le donne e per i bambini. Perché quando Claudio Bartolini si metteva in testa una cosa non mollava fino a quando non la otteneva. Era capace di bussare a tutte le porte, di insistere e di convincere chiunque. Preferiva definirsi un tecnico, ma sapeva far politica, dialogare con tutti, rompere e ricostruire gli equilibri. Era stimato e rispettato. A volte brusco, ma sempre consapevolmente, e certamente un buono.

Tutti coloro che ieri si trovavano al suo funerale possono dire di aver discusso con lui, ma di averci anche realizzato insieme qualcosa di concreto e di tangibile. –

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