Il Tirreno

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«Sette, manca una legislazione a tutela delle persone che subiscono abusi»

Inchiesta sull’Associazione Archeosofica, Gazzanni e Piccinni hanno presentato il loro libro a Les Bouquinistes a Pistoia

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PISTOIA. «Riguardo ai fuoriusciti, siamo sicuri che siano le persone più obbiettive per valutare? ». La domanda è posta da una donna che ha chiesto di intervenire per spendere parole di elogio a favore dei “Ricostruttori nella preghiera”, associazione che ha una sede anche a Pistoia. Afferma che ha conosciuto «persone bellissime e colte». Davanti a un folto pubblico intervenuto a Les Bouquinistes, Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni, gli autori del libro inchiesta “Nella setta” sgomberano il campo da equivoci evidenziando che dei Ricostruttori, nel loro libro, non parlano. «Anche se stiamo raccogliendo materiale per un altro libro», spiega Piccinni. Scrivono invece di Archeosofia, dopo aver raccolto le testimonianze di tre donne fuoriuscite dall’Associazione che ha sede legale in piazza Spirito Santo, a Pistoia, ma è presente in molte altre città italiane e anche all’estero.

E guardando la sua interlocutrice, Gazzanni risponde: «Non ci basiamo solo sulle testimonianze. Abbiamo fatto un anno e mezzo di “esperienza sul campo”. Soprattutto ci avvaliamo di documento». In seguito al libro inchiesta e alle testimonianze apparse sul Tirreno nei giorni scorsi la procura di Firenze ha deciso di aprire un’inchiesta su Archeosofia. Da Scientology a Damanhur il viaggio del giornalista e della scrittrice è un’immersione in profondità (quando non negli abissi) delle organizzazioni settarie italiane. Hanno raccolto la testimonianza di decine di persone fuoriuscite dopo aver subìto anni di abusi psicologici e fisici. Partiti con una manipolazione mentale fatta, al contrario, di estrema gentilezza e accoglienza.

«Il love bombing, appunto», precisa Piccinni. Sono persone rimaste senza soldi, e spesso senza famiglia. Quattro milioni. Anche se le cifre non sono ufficiali. «Il libro indaga l’occulto italiano, e lo fa con tante testimonianze e anche con la nostra permanenza, per alcuni giorni, in alcune di queste organizzazioni, come Scientology». L’obiettivo? «Porre l’attenzione – spiega Gazzanni – sulla mancanza di una legislazione a tutela delle vittime, e anche a tutela dei culti religiosi che non abbiano finalità distruttive. È surreale – prosegue – che lo Stato non sia presente per i diritti di persone che in una fase di fragilità sono diventate prigioniere di organizzazioni settarie». «In altri Paesi è stata pensata una normativa ad hoc. Basti solo dire che l’Europa ci chiede dal’99 di informare sul fenomeno delle organizzazioni settarie». A nostra domanda su Archeosofia Gazzanni replica: «C’è un’inchiesta in corso».

Interviene Piccinni che chiede alle circa trenta persone nella libreria se tra loro c’è qualcuno di Archeosofia. È un coro, abbastanza timido, di no. «Il fine del libro – racconta allora Piccinni – è descrivere un fenomeno e un vuoto normativo. Se le versioni di persone che tra loro non si conoscono coincidono con dei documenti, diventano molto attendibili». «L’archeosofia – spiega Piccinni – si basa sulla filosofia esoterica di Tommaso Palamidessi. Dopo la sua scomparsa ha preso in mano l’Ordine Alessandro Benassai. Io e Carmine ci siamo fatti di Archeosofia l’idea di un’organizzazione ad anelli. Con una parte che tutti vediamo, ed è quella dei corsi, dei convegni, delle conversazioni dall’alto valore culturale. E poi c’è qualcosa dietro, che però viene messo su due livelli. Dalle testimonianze abbiamo capito che non c’era solo un’Associazione, ma un Ordine. Hanno dei quaderni, quelli firmati da Palamidessi, che tutti quanti possono comprare. L’essenza dell’Ordine dei Loto Croce è però nei quaderni degli “iniziati” a cui non tutti possono accedere».

Come ha raccontato Monica (nome di fantasia) al Tirreno «chi teneva il corso mi fece capire che ero una prescelta, che l’Ordine esisteva veramente ed era riservato a pochi». Da lì una preparazione fatta di meditazioni, studio, regole precise su cibi e comportamenti. Qualche giorno prima dell’iniziazione la richiesta di portare 1. 200 euro in contanti in una busta chiusa (la stessa cifra viene chiesta ad ogni nuova iniziazione – sono dodici – e non viene rilasciata ricevuta). I prescelti restano per tre giorni in un luogo segreto. «Legati e bendati siamo sottoposti a un interrogatorio e alla fine siamo iniziati». Secondo le stime di Piccinni e Gazzanni, dai 500 adepti, l’Associazione perceprebbe 25mila euro mensili. –

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