Gioco
Scotto ha sparato almeno dieci colpi contro l’amico che era sul divano di casa
L’autopsia conferma alcuni dettagli della confessione resa dal giovane di Chiesina Uzzanese al gip Pietro Murano
MONTOPOLI VALDARNO
Le prime conferme alla confessione di Danny Scotto, 27 anni, di Chiesina Uzzanese, che dopo tre giorni di carcere ha cambiato atteggiamento e ha ammesso di avere ucciso l’amico Giuseppe Marchesano, anche lui 27 anni, arrivano dall’autopsia. L’indagato ha ammesso davanti al Gip Pietro Murano, nel corso dell’udienza di convalida del fermo scattato nella giornata di lunedì scorso, di avere scaricato contro l’amico, che era sul divano di casa, l’intero caricatore del suo revolver 357 Magnum e di averlo caricato di nuovo, al termine di una lite. E l’autopsia, per quanto ancora l’esito dell’accertamento non sia noto, dice che Scotto gli ha sparato almeno dieci colpi, ormai in preda alla frustrazione per essere rifiutato. Sette i colpi che aveva nel caricatore e altri tre sparati dopo avere armato di nuovo la pistola.
I due si conoscevano dai tempi della scuola, ma Marchesano nell’ultimo anno e mezzo, ritenendo troppo insistenti le attenzioni di Scotto, aveva diradato gli incontri. Quando poteva evitava di incontrarlo, ritenendo strampalate le richieste dell’indagato che lo chiamava più e più volte per cercare di incontrarlo. Liti e screzi comunque non devono avere superato un certo limite, tanto che la vittima la sera del 9 ottobre lo ha lasciato entrare in casa sua a Casteldelbosco. Marchesano ha aperto la porta all’uomo che lo ha ucciso proprio nel giorno del compleanno di Scotto e che poi, con quell’enorme peso sulla coscienza, è tornato a casa come se nulla fosse accaduto. Si è cambiato gli abiti e il giorno successivo è andato a sparare al poligono nella zona di Montecatini Terme per costruirsi un alibi.
Scotto, che i conoscenti descrivono come un giovane dai mille problemi, schiacciato dalla solitudine, non si rassegnava all’idea che Marchesano avesse deciso di tenerlo a distanza. E la vittima non è il solo compagno di scuola con cui Scotto stava cercando di riprendere i contatti. Negli ultimi tempi, come hanno accertato i carabinieri, si era messo sulle tracce anche di altri due compagni dell’adolescenza che non era riuscito a rintracciare. E quando aveva chiesto di loro aveva detto che si stava impegnando a organizzare una cena di classe. Una rimpatriata di scuola, questa la spiegazione che aveva dato. Il sospetto è che volesse punire chi non gli era stato vicino e lo aveva lasciato da solo, essendo ormai in preda a una forte crisi di identità.
L’indagine sull’omicidio, anche se il responsabile è stato individuato ed è in carcere, va avanti. Nei prossimi giorni il pm Sisto Restuccia potrebbe interrogarlo per mettere ulteriori punti fermi nell’inchiesta, cercando riscontri alla confessione. Così come potrebbe attendere di avere i riscontri dal Ris sugli abiti e le scarpe sequestrate a Scotto il giorno in cui è stato fermato e la sua abitazione perquisita.
La madre di Marchesano spera di poter riavere quanto prima la salma del povero figlio, ucciso in quel modo e poi rimasto per un giorno senza vita sul divano, prima che il cadavere venisse scoperto. Ma la salma resta ancora a disposizione della Procura e il medico legale incaricato dell’autopsia, la dottoressa Chiara Toni, stando a quanto è stato spiegato, deve ancora concludere gli accertamenti richiesti dal pubblico ministero. Le ogive del revolver sono in parte state recuperate e potranno essere oggetto di perizie balistiche.
Gli amici della vittima sapevano che Scotto era diventato sempre più insistente con le sue richieste. Ma nessuno immaginava che potesse arrivare a tanto. Nemmeno Giuseppe lo temeva, al punto che lo ha lasciato entrare in casa.
Sull’ipotesi dell’aggravante della premeditazione e dei futili motivi gli inquirenti stanno ancora lavorando. –
SABRINA CHIELLINI
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