Sicurezza
Il killer confessa: «Dopo il litigio ho perso la testa e ho sparato»
Prime decisive ammissioni di Danny Scotto, il giovane che ha ucciso Giuseppe Marchesano a Casteldelbosco
PISA
«Sì, ho ucciso Giuseppe». Ha confessato il delitto Danny Scotto, il giovane di Chiesina Uzzanese accusato di avere ammazzato l’amico Giuseppe Marchesano, 27 anni, e di averlo lasciato senza vita sul divano di casa sua, a Casteldelbosco, nel comune di Montopoli Valdarno.
Durante l’udienza di convalida del fermo disposto dal pubblico ministero Sisto Restuccia a distanza di 48 ore dal ritrovamento del cadavere, l’indagato cambia atteggiamento rispetto a quando viene portato in caserma dai carabinieri. Comincia a collaborare, rivivendo il delitto. Al punto che, come lui racconta al gip Pietro Murano, scarica l’intero caricatore della sua 357 Magnum contro la vittima e poi carica l’arma di nuovo. L’odio e l’ossessione verso quel giovane che non voleva riprendere l’amicizia che da un oltre un anno si era rarefatta sempre di più spinge Scotto a chiedere l’ennesimo chiarimento, dopo che i due si erano visti a marzo e ad ottobre. Venerdì 9, alle 19 circa, va a casa della vittima a Casteldelbosco come altre volte. Una visita senza preavviso. «Era il mio compleanno, volevo andare da lui», ammette durante l’interrogatorio. Ci va armato di tutto punto, porta il revolver comprato pochi giorni prima nell’armeria di Altopascio. «Volevo fargli vedere la pistola, anche lui era appassionato di armi», dice al giudice. Danny non ha amici e probabilmente il giorno del suo compleanno il peso della solitudine si fa sentire, aumenta il suo disagio personale. Marchesano gli apre la porta di casa, si siedono sul divano, parlano. Ma poi hanno una discussione violenta, Scotto perde la testa e spara. L’autopsia dirà quale colpo è stato fatale, gli approfondimenti balistici e della Scientifica completeranno la ricostruzione dell’omicidio. I colpi ripetuti alla testa - almeno quattro e due alle gambe - sono il sigillo di una tragedia passionale, maturata nella sfera delle relazioni personali.
«La versione fornita da Scotto si integra con una serie di elementi che sono stati raccolti durante le indagini», ha tenuto a sottolineare nel pomeriggio di ieri il procuratore di Pisa, Alessandro Crini, evidenziando l’efficacia del lavoro svolto sia dal pubblico ministero che dai carabinieri. «Le indicazioni ricevute dai familiari dell’indagato sono state importanti – ha detto – ma il pm e i carabinieri hanno fatto un lavoro notevole, in poco tempo».
Il gip non ha convalidato il fermo, non concordando sul pericolo di fuga motivato dalla presenza del passaporto trovato in tasca a Scotto, ma ha accolto la richiesta della custodia cautelare in carcere avanzata dalla Procura.
Francesca Vanni e Chiara Gabrielli, le due legali che difendono Scotto, all’uscita dal carcere Don Bosco dopo l’udienza di convalida, avevano spiegato che il giovane si era sottoposto all'interrogatorio e stava collaborando.
Per quasi quattro ore Scotto ha risposto alle domande del gip Murano. Nei prossimi giorni sarà nuovamente interrogato dal pm per mettere a fuoco la successione dei fatti.
«Il nostro assistito – ha concluso Vanni – ha cambiato atteggiamento rispetto al giorno del fermo e ha fatto alcune ammissioni. E questo è un bene per la giustizia e per arrivare alla verità, visto che le indagini sono ancora in corso. Ora attendiamo l'esito dell'autopsia (si è svolta ieri, ndr) e degli esami balistici prima di fare altre valutazioni».
Restano molte ombre sulla personalità dell’indagato, legate a fatti avvenuti nell’adolescenza. Sembra che avesse cercato invano, per un chiarimento, altri due amici di scuola con i quali aveva avuto pesanti screzi. Così come aveva cercato di cambiare vita provando ad arruolarsi nella Legione Straniera. —SABRINA CHIELLINI
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