Il dolore
«Giuseppe Marchesano unico amico di Scotto»
Un’ex compagna di scuola all’istituto agrario di Pescia descrive il rapporto tra i due ragazzi che poi è sfociato in tragedia la sera di venerdì scorso
Chiesina Uzzanese
Danny Scotto aveva un solo amico, e secondo gli inquirenti, lo avrebbe fatto fuori proprio perché questi cercava di allontanarlo. Un rapporto per una delle due parti diventato morboso che è finito nel sangue. È il quadro che emerge anche nella cerchia di conoscenti e amici più stretti di Giuseppe Marchesano, il 27enne trovato morto sabato sera nella sua casa di Casteldelbosco, frazione del comune di Montopoli Valdarno.
Il presunto omicida non sarebbe più riuscito a tenere relazioni con gli ex compagni di scuola dell’istituto agrario “Anzilotti” di Pescia e amicizie vere non avrebbe avuto in seguito. L’unico che passava un po’ di tempo con lui era Giuseppe: entrambi 27enni, la conoscenza durante la prima e la seconda superiore (poi Marchesano ha cambiato scuola, mentre Scotto all’Agrario ha preso il diploma), stessa passione per i motori. «Quando si vedevano, passavano la serata a giocare alla play station e a qualche altro gioco online», racconta una vecchia compagna di scuola, coetanea dei due ragazzi, che però vuole restare anonima.
«Conoscevo bene Giuseppe – continua – Danny molto meno, con lui ho solo fatto un paio di anni alle superiori, poi ci siamo allontanati. Ciò che so di lui me lo ha detto Giuseppe, che credo fosse il suo unico amico e comunque non mi hai mai parlato male di lui. Io con Danny tra l’altro non ho mai avuto un bel rapporto».
La ragazza descrive il giovane accusato di omicidio volontario, da lunedì rinchiuso nel carcere Don Bosco di Pisa, come «sempre silenzioso, e ogni volta che mi capitava di parlarci finivo per litigare con lui. Aveva problemi familiari con i genitori separati, e qualche anno dopo la fine delle superiori è morto suo padre».
Una situazione non facile. Danny Scotto che resta a vivere insieme alla madre Grazia nella casa del nonno Sauro Zei, in via della Resistenza a Chiesina, vicino all’autostrada, dove c’è l’azienda agricola di famiglia in cui il ragazzo ogni tanto lavora. Il padre Luigi che si trasferisce insieme all’altra figlia, oggi trentenne, e che cinque anni fa muore per una malattia. La madre che ha un’altra relazione da cui nasce una bambina, che ha dieci anni e vive in un comune del Pisano insieme ai nonni paterni. La zia materna che risiede a Buggiano e non ha più rapporti con questa parte della famiglia.
Scavando nell’esistenza del giovane fermato per omicidio si arriva anche nella frazione di Nievole, a Montecatini. Qui sembra aver abitato sempre insieme alla madre, tutte le mattine prendeva il pulmino per andare a scuola, alle medie “Dante Alighieri” della città termale. Ma da tempo, comunque, era ritornato a vivere al secondo piano della casa del nonno, dove ora alle persiane verdi ci sono i sigilli, dove gli investigatori hanno ritrovato il revolver Magnum calibro 357 acquistato in un’armeria di Altopascio, che sarebbe compatibile con l’arma del delitto. Una vita complicata, fatta di diversi spostamenti ma di nessuna certezza.
Danny aveva trovato un amico, ma avrebbe finito per ucciderlo. –
LUCA SIGNORINI
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