Lutto
«Spezzatino-Terme? È una strategia che ci può evitare di vendere immobili»
La giunta spiega anche il no alla richiesta di Forza Italia di destinare la tassa di soggiorno per i lavori di restauro
MONTECATINI
“C’è chi parla di spezzatino, ma l’importante per le Terme è una visione di sistema. E poi i precedenti tentativi sono falliti”. È così che l’amministrazione comunale delinea la propria strategia sull’azienda più importante della città e replica a un intervento di Forza Italia. Sull’imposta di soggiorno (tirata in ballo proprio dal partito di Berlusconi) e sulla sua eventuale destinazione al comparto termale, il Comune spiega che “l’unica possibilità consiste nel suo utilizzo al solo fine di manutenzione, recupero e fruizione dei beni. Questa ipotesi è stata confermata da un parere richiesto al Ministero dell’Economia nel 2016. Ciò va a confermare l’impossibilità di aiuti pubblici al bilancio delle partecipate tramite imposta di soggiorno”.
In ogni caso, prosegue la nota, “siamo favorevoli al pagamento di interventi di restauro mediante tassa di soggiorno e in passato l’imposta è stata utilizzata per interventi sul patrimonio termale, come per l’acquisto della pineta, che ha reso possibili gli interventi di manutenzione in corso. Attualmente però il gettito di 1,3 milioni di euro annui, a causa della continua riduzione dei trasferimenti statali, è diventato essenziale per le attività ordinarie nei settori ambiente, cultura, commercio e turismo (la sola manutenzione del verde assorbe 550 mila euro dell’imposta di soggiorno)”.
Il secondo punto affrontato dal Comune riguarda la cessione delle quote regionali al Comune. “L’ipotesi di retrocessione gratuita è stata bocciata in consiglio regionale e non ha trovato sostenibilità tecnico-giuridica. Se da un lato la Regione ha ricevuto gratuitamente le quote dallo Stato, dall’altro ha versato negli anni 15 milioni di aumenti di capitale. Pensare che il Comune possa partecipare al 100% in una società che è gravata da un forte indebitamento e ipotizzare di accantonare nel bilancio comunale le perdite di esercizio, significa invocare il dissesto del bilancio cittadino”.
Infine l’amministrazione affronta il tema del futuro della società. “Ci siamo opposti alla vendita delle quote di maggioranza della Regione perché avrebbe fortemente esposto la città al rischio di speculazioni immobiliari, facendo passare la proprietà dei beni ai vincitori senza possibilità di giudicare piani industriali di sviluppo. Inoltre, i proventi dell’asta relativa alle quote della Regione (tra gli 8 e i 18 milioni), sarebbero rimasti nelle casse regionali. Riteniamo che la via migliore sia la privatizzazione di rami d’azienda. Il primo passo è il bando per la locazione di lunga durata delle Leopoldine, con lavori a carico del gestore a scomputo dal canone. Questa operazione porterà almeno 1,2 milioni all’anno nelle casse della società, oltre che dotare la città di uno dei più importanti centri benessere”.
“Con lo stesso metodo – conclude la nota – si può procedere per gli impianti che insieme alle Leopoldine potrebbero creare una cittadella del benessere (Excelsior, Grocco, Tamerici), così come Torretta e Salute, che il 16 novembre riaprirà con una gestione triennale. Anche per la parte idropinica classica al Tettuccio e sanitaria-termale alle Redi, vediamo forti interessi per la gestione che presto si concretizzeranno. Questa strategia potrebbe evitare di vendere gli immobili e consentire alla società di rigenerarsi dai debiti. Qualcuno parla di spezzatino, ma una pluralità di soggetti che agiscono in settori diversi e complementari nell’ambito di una visione di sistema è una strategia mai attuata e i due tentativi precedenti, gestione ascolana e piano industriale pubblico del 2008, sono falliti e avevano il difetto di essere poco sostenibili”. —
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