Il Tirreno

Montecatini

Bus strapieni di studenti, genitore minaccia una denuncia alla Procura

Martina Trivigno
Una ragazza spinta a terra alla fermata dell'autobus in piazza XX Settembre a Pescia
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Una ragazza spinta a terra alla fermata dell'autobus in piazza XX Settembre a Pescia

Il padre di due studentesse del Lorenzini di Pescia denuncia una situazione ancora insostenibile per chi deve tornare a Monsummano dopo la scuola 

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PESCIA. «Mia figlia di 13 anni è stata spinta, ed è caduta a terra. È una lotta, tutti i giorni. Una guerra per un posto in piedi sul pullman. Ora basta. Farò una segnalazione ai carabinieri e, se necessario, un esposto alla Procura, coinvolgendo anche altri genitori. Così non è più possibile andare avanti» .

Lo sfogo è di un padre che abita a Monsummano. Le sue due figlie, di 13 e 15 anni, studiano al Liceo scientifico “Carlo Lorenzini” di Pescia. Ma dall’inizio dell’anno scolastico la situazione è sempre più insostenibile. «Le ragazze – racconta l’uomo, esasperato – viaggiano con i pullman BluBus. All’uscita dalla scuola, vanno in piazza XX Settembre ed è qui che ha inizio l’assalto. Centinaia di studenti che cercano di aggiudicarsi uno spazio per salire sul mezzo con metodi non proprio ortodossi: spinte e gomitate sono purtroppo all’ordine del giorno».

L’odissea che gli studenti valdinievolini sono costretti ad attraversare ogni giorno, “Il Tirreno” l’aveva raccontata sulle sue pagine il 9 ottobre. «Il viaggio è un inferno – aveva detto Riccardo, 14 anni – a volte non si riesce a respirare. E capita anche che qualcuno si senta male».

«La situazione è davvero critica – aveva aggiunto Letizia, 17 anni –molte volte restiamo a piedi perché gli autisti saltano le fermate: il pullman non può contenere altre persone e noi dobbiamo attendere. Ma, quel che è peggio, è che capita che qualcuno cada e si faccia male».

Proprio quello che è successo, nei giorni scorsi, alla figlia minore dell’uomo. «Non ho più voglia di aspettare che una delle mie due figlie si faccia male sul serio – prosegue il padre – senza considerare che sono più le volte in cui le ragazze non riescono a prendere il bus che quelle in cui salgono a bordo. Così, all’incirca un giorno sì e l’altro no, mia moglie ed io siamo costretti ad andare a Pescia a prenderle, con tutti i disagi che ne conseguono».

E se per la linea 53 (Pistoia, Monsummano, Lamporecchio), il gruppo tecnico territoriale ha potenziato il numero delle corse degli studenti, per Pescia, al momento, tutto tace. E la rabbia cresce. «Quest’anno – prosegue il padre – soltanto di abbonamenti, abbiamo speso 800 euro che il gestore del servizio di trasporto pubblico locale ha preteso in un’unica soluzione. Sono tanti, tantissimi soldi, oltretutto per un servizio a dir poco carente».

Il rincaro delle tariffe, infatti, era stato un altro degli aspetti messi in luce dai ragazzi che avevamo intervistato nelle scorse settimane. «L’abbonamento annuale – aveva detto Sofia, 16 anni – ha subìto un aumento di 100 euro rispetto allo scorso anno. E la cosa peggiore è che c’è gente che non paga. Con la confusione è difficile che i controllori salgano sui pullman per verificare i nostri biglietti e abbonamenti. E i furbetti ne approfittano».

In questo clima, il padre di Monsummano ha deciso di incontrare i vertici di BluBus. «Ho un appuntamento per venerdì prossimo – conclude – se non otterrò risposte concrete, questa volta, mi rivolgerò ai carabinieri e alla magistratura. Non possiamo continuare far viaggiare i nostri figli in condizioni indecenti per qualunque paese civile». —

MARTINA TRIVIGNO .

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