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Carne avariata nelle mense: il pm chiede 22 rinvii a giudizio

Massimo Donati
Carne avariata nelle mense: il pm chiede 22 rinvii a giudizio

Chiusa l’inchiesta che nel novembre scorso portò all’arresto dei responsabili dell’azienda “Alessio Carni” di Monsummano: 63 i capi di imputazione

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MONSUMMANO. La procura della Repubblica di Pistoia ha chiesto il rinvio giudizio di 22 persone al termine dell’inchiesta “Malacarne”, che l’8 novembre dello scorso anno aveva portato all’arresto dei responsabili dell’azienda di Monsummano “Alessio Carni” e del loro commercialista. Sono 63 i capi di imputazione contestati dal pm Claudio Curreli, titolare del fascicolo assieme all’allora procuratore capo Paolo Canessa (adesso in pensione da alcuni giorni). Associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni di enti pubblici, autoriciclaggio, frode in pubbliche forniture, commercio di sostanze alimentari nocive e falso le principali accuse nei confronti dei 22 imputati.

A finire ai domiciliari, colpiti da un’ordinanza cautelare emessa dal gip, erano stati Bonello Parlanti, 77 anni residente a Viareggio, Alessio Parlanti, 50 anni residente a Monsummano, Francesco Parlanti, 39 anni residente a Larciano, Enrico Parlanti, 36 anni residente a Montecatini, e il commercialista Spartaco Capaccioli, 52 anni residente a Larciano (rimesso in libertà quasi subito).

Per tutti loro, eccetto che per Enrico Parlanti, il pubblico ministero ha mantenuto la contestazione di associazione per delinquere.

Secondo gli inquirenti, la storica azienda di via Francesca Sud, in località Uggia, al centro dell’operazione condotta dai carabinieri del Nas di Firenze, avrebbe distribuito cibo avariato in almeno 30 mense di scuole e ospedali del centro e del nord Italia, e in 13 caserme dell’Esercito e dell’Aeronautica militare, di cui due all’estero. Da qui il nome dell’inchiesta, partita nel gennaio 2016, “Malacarne”.

La “Alessio Carni” si sarebbe aggiudicata appalti pubblici di forniture alimentari per diversi milioni di euro presentando offerte vantaggiose ottenute abbassando i costi del servizio, ma commercializzando alimenti nocivi per la salute come carne avariata o contaminata da batteri.

In tutto i Nas avevano sequestrato tre tonnellate di carne non conforme alla legge e quasi 320.000 euro tra denaro e beni intestati alla società, che nel solo 2016 si era aggiudicata appalti per 6 milioni di euro. —

 

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