Il Tirreno

Montecatini

il personaggio 

Simoni e i suoi amici alle Terme Tettuccio, storia di una vita da signore del calcio

Da sinistra Luca Tronchetti, Luigi Vicinanza e Gigi Simoni
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Da sinistra Luca Tronchetti, Luigi Vicinanza e Gigi Simoni

Presenta la sua biografia scritta con Tronchetti e Carmignani:  con lui anche Colonnese, Ulivieri, Cristiani, Chiti e Galbiati

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MONTECATINI. Sessant’anni di calcio vissuti da tre diverse angolazioni: calciatore, allenatore, dirigente. E con un unico comun denominatore: la signorilità. Gigi Simoni, autentico maestro di calcio e di vita, sabato 3 novembre alle 18 alle Terme Tettuccio, a chiusura della rassegna “Acqua in bocca... ma non troppo”, presenta la sua biografia dal titolo emblematico: “Simoni si nasce”. Oltre 300 pagine ricche di aneddoti e di storie: dall’infanzia nelle campagne emiliane all’adolescenza passata nel vivaio della Fiorentina di Bernardini sino al convocazione in azzurro con il Ct Edmondo Fabbri quando l’ala Simoni giocava nel Torino accanto alla farfalla granata Gigi Meroni.

E poi il palmares, davvero unico, di allenatore con 7 promozioni dalla B alla A, record che resiste nel tempo. Nessuno ha fatto meglio di lui dal 1929 ad oggi. Dagli inizi nel Genoa, dove ha trascorso tra calciatore e allenatore dodici stagioni vincendo c tre campionati cadetti, alla duplice promozione con il Pisa sino al campionato e al trofeo anglo italiano conquistato con la Cremonese di patron Luzzara, per poi arrivare all’Inter dell’era Moratti con la vittoria della Coppa Uefa, primo trofeo vinto dal presidente-tifoso, e quel secondo posto in campionato maturato dopo la contestata partita al Delle Alpi di Torino con il rigore negato a Ronaldo “Il Fenomeno” per il fallo di Juliano e un istante dopo quello concesso alla Juventus di Del Piero. Quella è stata tra le poche, o forse l’unica, circostanza in cui Simoni si è lasciato andare mantenendo però sempre quel garbo e quella signorilità che è un po’ il suo marchio di fabbrica. Quel “Si vergogni” rivolto all’arbitro Ceccherini, che lo cacciava dal campo, mandato in onda a livello planetario ne ha fatto un’autentica icona del pianeta nerazzurro. Amato, stimato e rispettato da ogni tifoso dell’Inter e non solo in ogni parte del globo.

Questa sua “ribellione” ai poteri forti e alle ingiustizie è diventata un simbolo per quelle persone che credono ancora nei valori dello sport: lealtà, onestà, rettitudine.

Tra le pagine del volume un’interessante lettera di Massimo Moratti che chiede scusa al mister per quell’esonero davvero fuori luogo avvenuto proprio nel giorno in cui Simoni ritirava la panchina d’oro al centro tecnico di Coverciano e un ricordo dell’amico cantautore e artista Claudio Baglioni conosciuto nel periodo in cui il trainer allenava la Lazio di Chinaglia finita in B e senza una società alle spalle.

Quattordici promozioni (10 da allenatore o direttore tecnico e 4 da calciatore), una Coppa Italia (l’unica conquistata da una formazione, il Napoli, che militava quell’anno nella serie cadetta), una Coppa Uefa e un trofeo anglo italiano nelle uniche due competizioni che Simoni ha disputato da allenatore concludendo la stagione. Una carriera unica, un personaggio inimitabile.

Ad accompagnarlo ci saranno i due coautori – Luca Tronchetti e Luca Carmignani – e una serie di ex calciatori ed ex compagni di squadra: da Francesco “Ciccio” Colonnese che ha seguito Simoni nella sua carriera vincendo a Cremona e all’Inter, a Renzo Ulivieri, presidente dell’Assoallenatori compagno di squadra di Gigi nel settore giovanile viola. E poi Roberto Galbiati, ex libero di Inter, Fiorentina, Torino e della Lazio di Simoni; Gianni Cristiani, centrocampista a Empoli e a Cremona; Roberto Chiti, arcigno difensore del Pisa che vinse il campionato di B nel 1987. Possibile anche la presenza di Bruno Bolchi, grande allenatore (sul podio con Fascetti dei più vincenti tra i cadetti), amico di Simoni ed ex compagno di squadra al Torino. Una giornata dedicata al calcio vero: quello fatto di valori, di affetti e di bandiere dove lo show business non aveva ancora avvelenato il gioco più bello del mondo. —
 

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