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lutto 

«Il sorriso di Silvia resterà per sempre»

Martina Trivigno
«Il sorriso di Silvia resterà per sempre»

Tante persone al funerale della podista uccisa da un’auto mentre si allenava. Il messaggio di speranza dei figli e del marito

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PESCIA

Un messaggio di speranza più forte di tutto. Anche della morte. Andrea D'Amaddio, marito di Silvia Tamarri, la 50enne podista di Uzzano travolta e uccisa da un'auto la settimana scorsa, ha parlato con la voce ferma. Un foglio bianco stropicciato in mano, gli occhi di centinaia di persone puntati addosso. La chiesa del Castellare di Pescia, ieri, era piena di gente. Trecento persone, forse di più. Parenti, amici e gruppi podistici, con indosso le loro divise colorate, venuti da ogni parte della Toscana per rendere l'estremo saluto a Silvia. «Una corsa continua, la sua vita - ha spiegato, durante l'omelia, il parroco don Stefano Salucci - interrotta troppo presto. Ci vorrebbe qualche rassicurazione, ma non esistono parole accettabili. Per questo dirò soltanto: tutta la nostra vita è una corsa per raggiungere il traguardo: l'amore di Dio».

Silvia Tamarri stava correndo quando un floricoltore di Pescia (ora indagato per omicidio stradale) l'ha travolta con la sua Fiat Panda. Il suo cuore e il suo fisico da atleta hanno lottato con tutte le forze, ma alla fine hanno dovuto cedere di fronte alla gravità delle ferite riportate in seguito all'incidente. «Sono ancora stordito - ha detto il marito Andrea - nel mio cuore dovrei essere colmo di rabbia. Ho trascorso 23 anni al fianco di Silvia. E le manifestazioni d'affetto che, in questi giorni, hanno raggiunto la nostra famiglia, sono la prova di quanto mia moglie fosse grande. Ci tenevo a dirvi queste parole, perché usciste da questa chiesa con il sorriso. Evviva Silvia!». E poi, per lei, amante del teatro a tal punto da fondare, nel 2010, la compagnia teatrale dei "Perversi polimorfi" di Chiesina Uzzanese, due amiche hanno letto un passo del "Piccolo principe" di Antoine de Saint-Exupéry, insieme a un bacio gettato nel vento. Teatro, dunque, e podismo. Due passioni parallele, nient'affatto intercambiabili, vissute intensamente insieme ai suoi affetti più cari. E tra la folla, con le magliette bianche e blu, c'erano anche loro, i "Run...Dagi", il gruppo podistico con cui Silvia Tamarri correva. «Per noi era una torre - dice un rappresentante - un riferimento. Per come era, per cosa ha rappresentato per la nostra società. Correva davvero bene, Silvia, perché lo faceva con il cuore. Lo dimostrano i tanti podi che si è aggiudicata. Era elegante, come il suo modo di correre. E gentile, come il suo sorriso. Ci mancherà moltissimo». Infine le parole della figlia Chiara, con accanto il fratello, Virgilio, ancora minorenne. «Silvia era mia madre - ha concluso - una donna fantastica. E' uscita a correre e non è più tornata. Ha lasciato tanti progetti troncati a metà: un libro da leggere, un racconto da finire di scrivere, un copione da imparare. Mia madre mi ha sempre insegnato a mettere in atto un piano B. Cercherò di renderla orgogliosa. Quello stesso orgoglio che leggevo nei suoi occhi quando parlava di noi, i suoi figli». —

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