Sicurezza
Omicidio stradale Automobilista indagato per la morte di Silvia
UZZANONon è stata ancora stabilita la data delle esequie di Silvia Tamarri, la 50enne di Uzzano travolta martedì, da un'auto in via del Castellare, a Pescia e morta, mercoledì, al Trauma Center di...
UZZANO
Non è stata ancora stabilita la data delle esequie di Silvia Tamarri, la 50enne di Uzzano travolta martedì, da un'auto in via del Castellare, a Pescia e morta, mercoledì, al Trauma Center di Careggi. Ha lottato, Silvia, ma alla fine non ce l'ha fatta: troppo gravi le ferite riportate. La salma è ora a disposizione della Procura, in attesa di essere restituita ai familiari. Mentre il suo investitore, un floricoltore pesciatino, è indagato per omicidio stradale e la macchina di cui era alla guida, una Fiat Panda, posta sotto sequestro. Ma non c'è pace nelle due comunità di Uzzano e Pescia, dove Silvia era molto conosciuta e anche stimata.
«Dilettante, sì, questo sono. Nel senso che mi diletto di scrittura, recitazione e pure pittura. Ovvero mi diverto». Così Silvia scriveva di sé, qualche tempo fa. Prima che la tragedia si compisse e la tristezza si dipingesse sul volto di chiunque abbia incrociato, anche solo per caso, il suo dolce sorriso. Una morte improvvisa, che non può trovare una spiegazione razionale. E lo si capisce dai moltissimi messaggi di cordoglio che, in queste ore, stanno raggiungendo la sua famiglia. «Tutta la comunità uzzanese - dice il sindaco Riccardo Franchi - si stringe intorno alla famiglia di Silvia. A suo marito Andrea e, soprattutto, ai suoi giovani figli. Questo è il tempo della vicinanza. E del silenzio». Vicinanza che, ora, arriva da ogni parte. Lei, podista appassionata del gruppo dei "Run...Dagi", era anche un'attrice di teatro amatoriale. Con il marito (con cui condivideva, tra l'altro, la passione per la corsa), aveva fondato, nel 2010, la compagnia dei "Perversi polimorfi"di Chiesina Uzzanese. Ma poi quel terribile incidente ha spezzato per sempre la sua vita. Proprio mentre faceva ciò che amava di più: correre. «Abbiamo gareggiato tante volte, spalla a spalla - ricorda un'amica - era luminosa e gentile. La ricorderò, per sempre, con la sua divisa dei "Run...Dagi". —
MARTINA TRIVIGNO
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