La manifestazione
Il cuore della Valdinievole per la bimba malata al Meyer
Isabela ha 13 anni, è una piccola brasiliana ed è stata operata per l’intestino corto È stata sostenuta da tante mamme toscane pronte ora ad aiutare altri bambini
Montecatini
Tutti per uno e uno per tutti. Uniti si è più forti, si sa. E quello che da soli non si riesce a fare, insieme si può. È esattamente questa unione tra tante piccole forze ad avere reso possibile un vero e proprio miracolo nel miracolo. Stiamo parlando dell’avventura italiana della piccola Isabela, tredicenne brasiliana nata con la sindrome dell’intestino corto e approdata con la famiglia nel nostro paese lo scorso giugno, per affrontare un delicato intervento di allungamento dello stesso all’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze, grazie all’innovativa tecnica messa a punto dal professor Antonino Morabito, massimo esperto europeo di chirurgia pediatrica intestinale e dalla sua équipe: unici in Europa, a realizzare questo tipo di intervento.
Isabela non parla italiano né inglese e nemmeno sua madre. I medici del Meyer non parlano portoghese. Capirsi non è facile, eppure non se ne può fare a meno. È esattamente in questo punto della storia, che entra in gioco il cuore caldo dei valdinievolini. Un gruppo di donne della Toscana, tutte o quasi italo-brasilane, venute a conoscenza della situazione, si mette fino dal primo giorno a disposizione della famiglia e dell’ospedale, nonostante la distanza e gli orari a volte disagevoli, per offrire appoggio logistico, compagnia, sostegno morale e soprattutto indispensabili traduzioni che permettono alla comunicazione di fluire, soprattutto nei giorni tesi dell’intervento e del post-operatorio.
Alcune di loro abitano in Valdinievole. Molte si conoscono, altre no: non importa. Si crea una squadra di aiuto che comunica via whatsapp per organizzare, giorno dopo giorno, un piano di appoggio che è andato avanti quasi due mesi. Ognuna dona un po’ del suo tempo: chi assentandosi dal lavoro, per stare vicina alla famiglia nel giorno dell’operazione, durata sei interminabili ore; chi lasciando figli a destra e a sinistra o addirittura portandoseli qualche volta dietro, pur di presenziare il bollettino medico della rianimazione, dove Isabela rimane per 18 giorni dopo l’intervento.
Temevano di essere sole qua in Italia, invece da sole non ci sono state nemmeno un momento. Da pochi giorni la bambina è rientrata a Mogi das Cruzes, la città dove vive, non lontano da San Paolo, accolta dagli abbracci di familiari, amici e giornalisti armati di microfoni e telecamere, per immortalare la sua vittoria.
Ora la sfida continua. Isabela infatti, è la prima di una serie di bambini che arriveranno dall’altro capo del mondo, tutti per lo stesso motivo. «Tra pochi giorni arriverà Francisco, un altro brasilianino, che riceveremo e accompagneremo con gioia – spiega Gaia Corrao –. L’intenzione è di costruire un ponte stabile tra l’ospedale Meyer nella persona del professor Morabito con la sua équipe e il Brasile, pensando a quei bambini che non hanno la possibilità di venire fin qui a curarsi. La loro è una malattia che non perdona. Mentre Isa era al Meyer, almeno due bambini sono morti in Brasile per lo stesso problema e anche il suo è stato un autentico viaggio della speranza. Uno di quelli di cui si sente parlare in tv o si legge appunto sui giornali, solo che questa volta la storia è uscita dalla carta e si è fatta vita davanti ai nostri occhi».
Vita che, quando incrocia la tua, ti entra nel cuore. —
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