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«Nella sala di casa mia i nazisti ammassarono i 20 poi mandati a morire»
PESCIA«Quel 19 agosto di 74 anni fa era sabato. Non so se ci fosse stato il sole o il vento, se il caldo era opprimente o meno. Mia nonna Giovanna e mia madre non me lo hanno mai detto. In verità,...
PESCIA
«Quel 19 agosto di 74 anni fa era sabato. Non so se ci fosse stato il sole o il vento, se il caldo era opprimente o meno. Mia nonna Giovanna e mia madre non me lo hanno mai detto. In verità, non me ne hanno mai parlato volentieri e vi giuro che quando lo facevano (specialmente mamma che all’epoca era una bambina) avevano gli occhi lucidi. Sì, perché in quella che ora è la mia casa, i 20 innocenti, che poi sarebbero stati fucilati, sono stati trattenuti prima di essere portati, vigliaccamente, a morire. Dove ora ho la sala, era il luogo scelto dai tedeschi (per ampiezza e per comodità, vista la vicinanza alla rotabile) come sede amministrativa, durante la loro permanenza in zona. Mamma troppo piccola, parlava sempre degli stivaloni neri. Nonna stava zitta. Però in entrambe era sempre vivo il ricordo, di quando fuggivano verso Pontito e vedevano da lontano il loro amatissimo paese bruciare».
In questa testimonianza di Angela Moro c’è il ricordo commosso e personale di quello che l’eccidio di San Quirico significò per chi, dal piccolo borgo della Valleriana, dovette fuggire dopo che i tedeschi, consumato il massacro di 20 cittadini inermi, lo diedero alle fiamme.
Domenica scorsa, alla presenza dell’ex prefetto di Pistoia Angelo Ciuni e del sindaco Oreste Giurlani si è svolta la cerimonia di commemorazione della strage.
«Un percorso della memoria e del ricordo – lo ha definito il primo cittadino – non dobbiamo avere paura del passato, non cerchiamo vendetta, ma il valore della verità storica ». Giurlani ha sottolineato l’importanza di coinvolgere i giovani e la scuola. Per non dimenticare. —
MARIA SALERNO
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