Sicurezza
Dieci coltellate al vicino di casa ma non fu tentato omicidio
La Corte di appello di Firenze ha derubricato il reato in lesioni aggravate: operaio di Buggiano dovrà scontare 3 anni di reclusione e non più 10
BUGGIANO. Prima i fendenti diretti al volto, poi i colpi al torace e alla tempia. Quindi, altri due, alla schiena, quando il vicino di casa cercava di sfuggire alla sua furia precipitandosi urlando fuori dal condominio. In tutto dieci coltellate, che però non erano state inferte con una forza tale – e soprattutto con l’intenzione – da causare la morte. Almeno secondo i giudici della Corte d’appello di Firenze, che, derubricando il reato contestato da tentato omicidio a lesioni aggravate, hanno ridotto da 10 a 3 anni di reclusione la condanna inflitta a Loris Pagano, l’operaio che nella serata del 10 maggio 2016, a Buggiano, aveva ferito, aggredendolo nel suo appartamento di via Pistoiese, un fabbro di 45 anni, Matteo Magni.
Nel febbraio 2017, il tribunale collegiale di Pistoia (Tredici, Magi, Mancuso i giudici) avevano ritenuto che la volontà di Pagano, 35 anni, fosse proprio quella di uccidere. I giudici fiorentini hanno invece accolto la tesi difensiva sostenuta dall’avvocato Guido Cappabianca: che quei colpi (di 28 giorni la prognosi) inferti con un coltello a serramanico con una lama di una decina di centimetri avevano il solo scopo di ferire.
Come detto, i fatti risalgono alla sera del 10 maggio di due anni fa. In base alla ricostruzione fatto dagli inquirenti, sono le 21,30 quando Magni torna a casa e litiga per l’ennesima volta con la moglie, che aveva bevuto troppo. Volano parole pesanti e anche un paio di schiaffi. L’uomo se ne va a mangiare una pizza, la donna va prima a cercare un’amica e poi decide di andare a sfogarsi con l’amico e vicino di casa Loris Pagano. Gli racconta ciò che è successo, che il marito vuole chiudere la loro relazione. Pagano esce: vuole andare lui a parlare con il Magni, per chiarire le cose. Ed entra nell’appartamento del vicino. Ed è lì che il fabbro lo trova quando una quarantina di minuti dopo rincasa. Gli intima di andarsene. Ma come risposta Pagano tira fuori di tasca il coltello serramanico, lo apre e lo offende. Per poi avventarsi contro di lui. Magni cerca di parare i colpi con il braccio sinistro, ma viene ferito anche al torace e alla tempia. Quindi cerca di fuggire, precipitandosi fuori dall’appartamento e dal condominio .
«Ho preso il vialetto per scappare – racconterà poi in aula ai giudici del tribunale – ma mi ha rincorso e me ne ha date altre due dietro, sulla schiena. E siano a dieci coltellate che mi sono preso ... dieci». E ancora: «Ero nel panico totale, ero in un bagno di sangue, ho cominciato a urlare... Mia madre si è affacciata (abita vicino a lui, ndr): “Vieni in casa, vieni in casa”...».
La donna gli ha aperto il portone, lui è salito in casa sua e si è sdraiato in terra: «Perdevo troppo sangue».
Diversa la versione dell’imputato: aveva afferrato un coltello da cucina per difendersi quando Magni, sorprendendolo in casa sua, aveva cercato di colpirlo alle spalle con qualcosa.
Fatto sta che, fuggito e braccato dai carabinieri, quella stessa notte Pagano si era presentato in commissariato ed era stato denunciato a piede libero per lesioni aggravate. Alcuni giorni dopo, l’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di tentato omicidio. —
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