Sicurezza
Fuksas su Montecatini: «Villaggio termale da completare se si vuole un vero rilancio della città»
Intervista al celebre architetto, autore del progetto originario per le nuove Terme Leopoldine
MONTECATINI. Massimiliano Fuksas inizia con una riflessione: «In Italia, purtroppo, troppo spesso si manda tutto in “caciara”. Il nostro era un grande progetto che non riguardava solo la piscina alle Leopoldine, ma un vero e proprio “villaggio termale”. Un progetto all’altezza delle altre famose città termali europee, al passo con i tempi. Oggi tutti chiedono di rilassarsi in una Spa con centro benessere. Poi si è ridotto solo alle Leopoldine, bellisimo edificio della fine del’700. I soldi all’epoca c’erano tutti, per questo siamo partiti. Non siamo pazzi scatenati. Ma a un certo punto ci si è accorti che i soldi non c’erano più. E si è fermato tutto».
L’architetto Fuksas, l’uomo a cui la città, nel 2007, affidava il suo sogno di rinascita, ci risponde da Pantelleria, dove sta trascorrendo le sue vacanze – «Ma sempre con la testa al lavoro: stiamo seguendo il progetto per il quale siamo impegnati in Dubai» – e lo fa dopo che la sua lettera del 2 agosto al Tirreno ha provocato reazioni, e una precisazione da parte dell’attuale Au delle Terme, Alessandro Michelotti.
«Siamo stati dimenticati», aveva scritto, in sostanza, l’architetto al direttore del nostro giornale, Luigi Vicinanza, dopo che aveva letto dell’interessamento di gruppi privati e della possibilità di uno “stravolgimento” della sua idea originaria della piscina con acqua termale alle Leopoldine.
«Con l’accordo transattivo fatto negli anni scorsi la posizione dell’architetto Fuksas è stata chiaramente definita», gli ha risposto Michelotti. Fornendo anche le cifre: un milione di euro per la realizzazione del masterplan; 440mila per l’attività di progettazione per le Leopoldine; 132mila per il preliminare della progettazione della Salute; 478mila per il residuo relativo ancora alle Leopoldine (la transazione finale eseguita a inizio 2014). Per un totale di 2 milioni e 58mila euro.
Architetto Fuksas, Adesso si è tornati a parlare di terme, con grandi gruppi privati interessati alla gestione (o all’acquisto) di stabilimenti montecatinesi, a partire proprio dalle Leopoldine. Ma si ipotizzano anche progetti diversi da quello originario per la piscina termale.
«Avevamo realizzato il progetto generale, poi quello esecutivo. Abbiamo aperto il cantiere, costruito gli impianti. E adesso? Le strade sono due: o si completa il progetto originario, o lo si adegua. Ma se si ricomincia da capo, allora si buttano via soldi pubblici già spesi. E se lo si modifica ci sono i diritti».
Quindi è tutto saltato? Definitivamente?
«Io non so esattamente cosa è accaduto. L’opera è stata realizzata in parte, poi abbandonata (nel 2011, ndr) e non è stata più seguita».
Dal tono della sua lettera del 2 agosto, ma anche da quello che ci sta dicendo oggi, sembra di capire, però, che la sua è anche una sorta di mozione degli affetti...
«Infatti. Perché quello delle Leopoldine è l’unico mio lavoro in Toscana. Ed io sono legatissimo a questa regione: qui c’è la mia seconda casa, a Siena. E Montecatini Terme per me ha un grande valore affettivo. Sono rimasto male ad esempio quando ho appreso che il grande Villaggio termale che avevamo pensato aveva già perso dei pezzi, quando la società ha ceduto alla cooperativa che eseguiva i lavori edili (la Cmsa, ndr) una parte di proprietà di un grande edificio: l’ex imbottigliamento».
Ma lei con il tempo ha cercato chiarimenti?
«Tante volte ho cercato un contatto perché, come dicevo, per me questa era una delle più grandi vittorie della mia vita. Mi ricordo il progetto, i sopralluoghi, i lavori... Non sono le aspirazioni economiche a spingermi, non è il lavoro che manca al mio studio. È l’amarezza di constatare che in Italia spesso le cose vanno a finire così. Eppure, abbiamo fatto la Fiera di Milano in 26 mesi, non capisco perché non si possa avere un successo del genere anche qui in Toscana».
Lei cosa farebbe a questo punto?
«Io sono convinto che si possono fare ritocchi al Villaggio termale, ma non si snatura un’idea. L’area di Montecatini è unica ma o la città cambia pelle, oppure non si può cambiare Montecatini solo con un’opera relativamente piccola com’è la piscina termale».
Ma ora entrano in scena i privati...
«E io li seguirò fino in fondo, anche perché in quest’opera sono stati spesi denari pubblici. Me ne occuperò finché avrò voce. Credo in quel luogo, credo nella serietà del lavoro svolto. E credo che sono stati fatti cambiamenti frettolosi anche a causa della politica. In Italia serve continuità e invece quando cambia un governo, o un’amministrazione, si cambia idea. In Francia, ad esempio, gli Archivi nazionali furono voluti dal presidente Chirac, realizzati da Sarkozy e inaugurati da Hollande. Personalmente ho molto rispetto delle istituzioni ma mi arrabbio ogni volta che in questo Paese, che amo, e in particolare in Toscana e a Montecatini, non si portano a termine i progetti nell’interesse generale».
Quindi, qual è il suo consiglio all’attuale amministrazione dell’azienda?
«Prima di tutto bisogna avere le idee chiare. Si può anche dare la piscina termale in affitto a grandi gruppi privati, ma l’idea resta importante. Non mi è piaciuta neanche la risposta che è stata data al vostro giornale dalla società: “abbiamo dato i soldi a Fuksas”. Non si usa questo linguaggio. Io torno a ribadire che se hanno bisogno di me, sono disponibile. E tra un impegno e l’altro del mio studio all’estero (a Dubai, ma anche in Israele per il nuovo Palazzo dei congressi di Gerusalemme, ad esempio) seguirei molto volentieri le Leopoldine. Per vederle finalmente realizzate». –
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