Sicurezza
«Non hai difeso l’amico»: e gli lancia due molotov
Agguato incendiario tra la gente a Pieve a Nievole. Dopo le indagini lampo del commissariato per padre e figlio scatta la misura cautelare: cacciati dalla provincia di Pistoia
PIEVE A NIEVOLE. La prima bottiglia piena di benzina gliel’aveva lanciata contro mentre stavano passando in auto. Ma la miccia fatta di carta arrotolata si era spenta prima di arrivare a segno. Aizzato dal padre, la seconda l’aveva scagliata quando i due giovani, poco dopo, erano arrivati in piazza a piedi dopo aver parcheggiato. E, mancato il bersaglio, era piombata in mezzo alla strada, causando una grande fiammata: per evitarla, alcuni automobilisti in transito erano andati a finire sul marciapiede.
Teatro dell’agguato messo in atto verso le nove meno un quarto della sera del primo luglio scorso, piazza Colzi, a Pieve a Nievole. Grazie alle indagini lampo portate a termine dagli investigatori del Commissariato di Montecatini, per quell’inquietante episodio il gip del tribunale ha emesso due ordinanze cautelari, nei confronti di colui che quelle molotov le aveva lanciate ma anche del padre: Nikholas Berardi, 22 anni, e Alberto Berardi, 58, residenti a Pieve a Nievole. Per entrambi è scattato il divieto di dimora nella provincia di Pistoia, nonché l’obbligo di presentarsi a firmare mattina e sera nella stazione dei carabinieri del posto in cui hanno scelto di trasferirsi.
Dieci complessivamente i capi di accusa contestati a padre e figlio dalla pm titolare dell’inchiesta, Linda Gambassi: minacce, percosse, tentate lesioni aggravate e, ovviamente, fabbricazione e porto in luogo pubblico di materiale esplosivo.
I poliziotti della squadra di pg del commissariato – diretto dal vicequestore Mara Ferasin – hanno già notificato la misura ad Alberto Berardi, che da martedì ha dovuto lasciare la sua abitazione di via Matteotti per trasferirsi in provincia di Lucca (ieri mattina l’uomo è stato interrogato dalla gip Patrizia Martucci). Al figlio Nikholas, che si trovava ancora in vacanza all’estero, verrà notificata non appena farà ritorno a casa.
Come spiegato alla polizia dalle due vittime (28 e 30 anni, anche loro di Pieve), l’agguato trae origine da un altro grave episodio, avvenuto nella nottata del precedente 29 giugno, a Montecatini, in piazza D’Azeglio: l’accoltellamento di Lorenzo Tiscione, 23enne di Pieve a Nievole.In pratica, Nikholas Berardi accusava il 28enne – presente quella sera – di non essere intervenuto per difendere l’amico e di non aver fatto in seguito nulla per vendicarlo. Accuse e minacce andate avanti per giorni sulla chat di Instagram (“Ti brucio vivo”, Ti do fuoco a tutto”, Fallo leggere agli sbirri, infame”...) e culminate il primo luglio, quando Berardi aveva incontrato il 28enne all’ospedale di Pistoia, dove era andato a far visita a Tiscione. “Ti aspetto a casa” gli aveva scritto in un messaggio poco dopo. E quando infatti era tornato a Pieve in compagnia dell’amico 30enne, aveva trovato Berardi ad aspettarlo là, insieme al padre. Quindi, la prima molotov andata a vuoto, poi la seconda, che i due giovani erano riusciti a schivare E nei giorni successivi, le minacce (e anche un paio di schiaffi) di Alberto Berardi al 28enne: “Se denunci me e Nikholas ti sparo... Se lo fai ti rovino. Vado io a denunciarti che mi hai picchiato».
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