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«Io, insegnante precaria e raggirata ora devo pagare la casa due volte»

Martina Trivigno
«Io, insegnante precaria e raggirata ora devo pagare la casa due volte»

Monsummano. Compra dalla fallita Top3 srl un’abitazione con un’ipoteca. Ora la casa è all’asta. «Mi sono fidata di persone sbagliate»

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MONSUMMANO

Il suo è un appello per salvare la sua casa che, a breve, sarà messa all’asta. Per la seconda volta. E, a questo punto, l’unica speranza per Marina Iorio, 56 anni, originaria di Salerno e insegnante precaria, è estinguere quell’ipoteca che grava sulla casa di via Marsala, a Monsummano, acquistata nel luglio 2013. Ma di cui, secondo quanto spiegato dalla signora e dal suo legale, l’avvocato Valentina Pitti del foro di Firenze, il contratto preliminare di compravendita non è mai stato registrato né tantomeno è stato sottoscritto il rogito. E la casa, di conseguenza, non risulta intestata a lei.

Una storia che s’intreccia con la crisi della Top 3 srl (l’azienda che aveva acceso i mutui per la costruzione di 45 appartamenti in via Marsala) assorbita poi da un’altra impresa (che ha depositato richiesta per concordato preventivo) e con la condizione di precaria della Iorio (impossibilitata ad accedere ai finanziamenti per salvare la casa).

«Nel 2013 – spiega la donna – i miei fratelli e io vendemmo, a Salerno, due immobili di famiglia. Da questa vendita ne ricavai 80 mila euro e decisi d’investire». Fu così che Marina Iorio individuò l’appartamento di via Marsala. «Tutto sembrava in regola – racconta –. La casa fu valutata 119 mila euro trattabili, ma ci accordammo per gli 80 mila euro che disponevo, nell’immediato».

La signora è sicura di aver fatto un affare. «In quel periodo – prosegue – mi stavo separando dal mio ex marito, con cui ero in comunione dei beni. Il responsabile della Top 3 mi sconsigliò di firmare il rogito per evitare che il mio ex avanzasse pretese su quell’immobile, frutto del sacrificio dei miei genitori. Mi fidai di lui e temporeggiai. Fu un grave errore».

La signora si trasferisce nell’appartamento nuovo di zecca in via Marsala. Ma due anni dopo, nel 2015, dopo la causa di divorzio, scopre la verità. «Sulla casa in cui abitavo, già al momento della firma del preliminare, gravava un’ipoteca di quasi 40 mila euro – dice con le lacrime agli occhi – mentre la Top 3 srl era in crisi, senza che io ne sapessi niente. Sono stata ingannata, da persone di cui mi fidavo» .

Il caso è stato preso in mano dall’avvocato Pitti che sta praticando tutte le strade possibili. «L’unico modo – spiega – è estinguere l’ipoteca che ammonta a 38 mila euro, la metà del valore dell’acquisto dell’immobile. La mia assistita ha un contratto da insegnante precaria fino al 31 agosto che, in ogni caso, si rinnova di anno in anno. Nei mesi in cui non lavora percepisce la disoccupazione, ma proprio questa sua condizione le ha impedito che le venissero erogati mutui o finanziamenti» .

Ma presto la casa sarà all’asta (un bando è già andato deserto). Da qui l’idea: «Organizzare una raccolta fondi per aiutare Marina». Un appello per aiutare la donna a riappropriarsi della casa che per però non è mai stata sua per legge. Chiunque voglia aiutarla, invii una mail all’indirizzo valentinapitti1704@gmail.com —



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