Sicurezza
Abusi sessuali sulla nipotina: quattro anni al nonno orco
Mentre erano soli in casa l’uomo aveva ripetutamente "accarezzato" la 13enne che in lacrime aveva raccontato tutto prima a un’amica e poi alla mamma
MONTECATINI. Ancora sotto choc, prima si era confidata con la sua migliore amica, poi, proprio su suo consiglio, aveva raccontato tutto alla mamma. Spiegandole, tra i singhiozzi, quello che il nonno, mentre faceva i compiti di scuola, le aveva fatto quando era rimasta da sola con lui, pochi giorni prima del suo quattordicesimo compleanno. Immediate la visita all’ospedale e la denuncia ai carabinieri, e quindi – scattata la procedura del “Codice rosa” – l’apertura di un’inchiesta per violenza sessuale aggravata da parte della procura. Per un’indagine lampo che il 12 dicembre scorso aveva portato ad una misura cautelare nei confronti del nonno-orco.
Venerdì 20 luglio l’uomo, sessantenne, residente in Valdinievole, è comparso davanti al gup del tribunale Patrizia Martucci che, al termine del processo celebrato col rito abbreviato, lo ha condannato a 4 anni di reclusione, oltre al pagamento di una provvisionale di 20.000 euro in vista del risarcimento che verrà quantificato dal giudice civile.
Prima della sentenza, l’imputato ha chiesto di poter parlare in aula, per ribadire la sua versione dei fatti: nessun abuso, ma soltanto delle carezze, benché sulle parti intime.
Nei suoi confronti è ancora in atto la misura cautelare del divieto di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla nipote e di mantenere una distanza da lei di almeno 300 metri. Una misura restrittiva che il giudice delle indagini preliminari aveva ritenuto sufficiente a scongiurare la reiterazione di analoghi reali, visto che la giovanissima vittima non frequenta più la casa del padre (i genitori non vivono più insieme da anni), dove è avvenuta la violenza.
In quella casa la ragazzina era solita fermarsi dopo la scuola due pomeriggi la settimana. Per pranzare con il padre, fare i compiti, guardare un po’ di tv... Ma quel pomeriggio dell’ottobre scorso, mentre stava studiando geometria seduta al tavolo del soggiorno, il nonno le si era avvicinato da dietro, le aveva sollevato la felpa e aveva iniziato a toccarla. Lei, terrorizzata, si era tolta le sue mani di dosso, ma l’uomo, dicendole che non faceva niente di male, aveva ricominciato. Secondi interminabili, poi il telefono di casa aveva squillato e la ragazzina era corsa a rispondere, liberandosi da quell’abbraccio. Ma il nonno l’aveva seguita. E mentre lei parlava al telefono con la madre, si era avvicinato, per toccarla di nuovo, questa volta abbassandole i pantaloni. Non un grido, né una protesta. Anzi, la ragazzina aveva cercato di continuare a parlare normalmente con la mamma, che di lì ma poco sarebbe passata a prenderla. Aveva paura che il nonno la picchiasse (avrebbe poi raccontato ai carabinieri), perché sapeva che era un tipo violento. Dopo poco il nonno l’aveva lasciata in pace, ma prima che lei uscisse, quando la madre aveva suonato il campanello, le aveva intimato di non raccontare niente, altrimenti si sarebbe arrabbiato. Ma quello stesso pomeriggio, a casa della sua migliore amica, non ce l’aveva fatta più: aveva detto tutto prima a lei e poi alla mamma. —
MASSIMO DONATI.
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