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Il senatore: «Anche qui prima gli italiani»

Vescovi rilancia i temi nazionali del Carroccio e invita gli elettori «a scegliere tra il vecchio e il nuovo»

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PESCIA. «Vogliamo vincere sei ballottaggio su sei, quindi la Lega punta tanto su Pescia». Così Manuel Vescovi prova a riportare la barra dritta nonostante i fastidi e i dubbi di un candidato sindaco «non soddisfatto dal voto» e una base leghista che prova a spiegare i perché delle divisioni. Il neo senatore richiama all’ordine i suoi parlando di programmi che, per altro, richiamano a loro volta la linea leghista nazionale.

«La Lega è forza di governo a Roma, come a Pistoia e lo sarà anche a Pescia – sottolinea e assicura il segretario regionale –. Ieri (mercoledì, ndr) ho assistito al discorso in Senato di Matteo Salvini e sono orgoglioso di ciò che stiamo facendo e dei risultati ottenuti a livello nazionale. Quella pesciatina è una città chiave e qui valgono le stesse idee e gli stessi programmi che abbiamo per il resto del Paese: al prima gli italiani, qui corrisponde un prima i pesciatini».

Un impegno che, secondo il leader leghista, parte anzitutto dal completamento del Mefit e dal rilancio di Collodi. «Mi impegno personalmente a portare avanti i relativi progetti, perché la politica deve essere servizio ai cittadini e, di conseguenza, alle imprese».

«Pescia si merita ben altro rispetto a quello che è stato finora», sottolinea Vescovi rivolgendosi ai suoi e rimarcando su quella che, secondo lui, è la «diversità» della Lega: «I pesciatini devono sapere con chiarezza che devono scegliere tra il vecchio e noi, ossia il nuovo. Noi non siamo assimilabili al passato. Si dice “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” e io sottolineo che gli altri hanno amici diversi dai nostri e ricette che non hanno portato da nessuna parte. Noi abbiamo un Dna diverso».

Così, dopo aver sottolineato «l’alta considerazione per un candidato, come Conforti, che si presta alla politica ma ha una sua professione», il neo senatore sottolinea l’importanza per il futuro di Pescia di «non rimanere isolata nel panorama politico nazionale, provinciale e anche regionale perché – è certo – fra due anni saremo anche al governo della Toscana». Un concetto su cui concordano anche Francesco Conforti e Oliviero Franceschi che sottolineano «il rischio di perdere i finanziamenti per il Mefit e di non potere difendere l’ospedale, qualora la città perda credibilità col voto a Giurlani».(g.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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