Il Tirreno

Montecatini

Non è uno stop al divertimento

Non è uno stop al divertimento

Rucco spiega la filosofia del regolamento. Chimenti: «Si facciano più controlli»

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montecatini. Non un giro di vite alla movida («Non vogliamo fermare il divertimento», dice il vicesindaco Ennio Rucco), ma certamente regole più precise con l’obiettivo di «aumentare la sensibilità sulla civile convivenza». È quanto sta alla base del nuovo regolamento comunale di valorizzazione del commercio nel centro cittadino. Ancora il testo non è definitivo, e dovrà essere prima presentato alle associazioni di categoria, ma sicuramente vi troveranno spazio limitazioni all’apertura di talune attività (friggitorie, kebab, sale scommesse, distributori automatici, sexy shop, ovvero «esercizi non coerenti con la nostra idea di città», spiega il vicesindaco), anche in considerazione della candidatura Unesco. E poi regolamentazioni sull’intrattenimento musicale (sarà permesso fino alla mezzanotte fuori dai locali; fino alle una al loro interno ma con suoni non udibili all’esterno, poi stop alla musica), e sulle bevande da asporto (divieto di vendita dalle 22 alle 6, per combattere fenomeni di ubriachezza molesta e abbandono selvaggio di bottiglie e lattine). «Ci stiamo muovendo – dice Rucco – in un terreno delicato, ma cercheremo di governare al meglio le diverse esigenze e gli interessi talvolta confliggenti. Il nostro è un richiamo alla responsabilità da parte di tutti, nella ricerca della comprensione delle necessità collettive».

«Fermiamo chi trasgredisce le regole, ma attenzione a non colpire indistintamente chi ha investito in questo settore», avverte però Claudio Chimenti, che fa parte del gruppo di presidenza della Fiepet (associazione dei pubblici esercizi legati a Confesercenti). Chimenti, albergatore e ristoratore, concorda su uno spirito di «giusto compromesso» che possa portare a una normale convivenza tra le due diverse categorie. Per esempio, spiega l’imprenditore, «sono a conoscenza di certi bar che tengono la musica a tutto volume anche in piena notte. Si vadano a fare controlli lì, invece che concentrare l’attenzione, con certe regole, su quelle attività che hanno onestamente impostato il loro lavoro sulla movida».

Pieno accordo sulla possibilità di introdurre più stringenti limitazioni a talune tipologie di attività in centro (tipo friggitorie o kebab): «Lo chiediamo da tempo». Infine, sull’ipotesi di vigilanza notturna comune tra i locali, Chimenti avanza una proposta: «La categoria è già gravata da troppe tasse per potersi permettere ulteriori spese. Ci sono attività che pagano più di 10mila euro l’anno per l’occupazione del suolo pubblico e altrettanti per la spazzatura. Ma se, come successo in altri comuni anche grazie alla mediazione dei centri commerciali naturali, l’amministrazione ci concedesse sgravi fiscali sulle tariffe comunali, allora potremmo investire di più sulla vigilanza e la sicurezza».

David Meccoli

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