Sicurezza
Pescia al voto per sapere «chi perderà peggio...»
Il punto a tre giorni dalle elezioni coi cittadini divisi tra disincanto e curiosità Tutti dicono di sapere chi vincerà, ma allo stesso tempo bocciano i programmi
PESCIA. Da una parte l’interesse e alto, anzi altissimo, e il clima «quasi rovente». Dall’altra l’attesa del voto trascorre «con disincanto e un po’ di rassegnazione». Sentimenti opposti che, quasi per paradosso, convivono entrambi tra gli elettori pesciatini. A tre giorni dal primo turno delle amministrative il Tirreno è andato a Pescia per parlare con i cittadini dell’appuntamento elettorale. Solo in sei hanno accettato di figurare sul giornale con nome, cognome e foto. Gli altri hanno declinato l’invito anche se, alla fine, hanno espresso concetti identici agli intervistati. Perché Pescia sembra vivere queste amministrative sospesa tra certezze ataviche e incertezze assolute: conscia di avere gli occhi di tutti puntati addosso, ma certa di sapere «già chi vincerà alle urne»; desiderosa di una svolta, ma certa che questa «non coinciderà con il paventato cambiamento nazionale»; convinta che «quel poco che è scritto nei programmi sarà difficile da realizzare», ma certa «che questa sia l’ultima chance per la città».
Ugo e Franco Ercolini sono due imprenditori del Mefit. Ci ricevono negli uffici della loro azienda, la Orange, dove in attesa c’è un candidato che, nel segno di una vecchia amicizia, e lì per chiedere il loro voto. «Si ripete la vecchia storia dei pesciatini che sono sempre contro i pesciatini – è il loro commento –. Siamo bravissimi a criticarci a vicenda, ma mai a fare squadra e trovare soluzioni concrete. E questo indipendentemente dai diversi colori politici».
«Eppure Pescia ha bisogno urgente di ripartire – aggiunge Ugo –. Ormai è solo una città dormitorio, ma sinceramente non so se la colpa sia solo dei politici o sia anche nostra».
Di certo non sembrano esserci soluzioni valide nei programmi proposti dai diversi candidati: «Grandi novità non ce ne sono – conferma la farmacista Gabriella Lavorini –. Si parla sempre di Collodi, di negozi e via dicendo. Ma sono tutti proclami». Un particolare che sottolinea anche Luigi Raimondo, parrucchiere in piazza Mazzini: «Ne abbiamo sentite tante in passato e anche i commenti dei clienti sono molto negativi». «È stata una campagna elettorale non sui programmi ma sulla curiosità di capire chi perderà peggio», chiosa l’edicolante Corrado Rezzonico che però sottolinea come tutto «si riduca allo scontro tra due fazioni: chi è pro e chi è contro Giurlani». «Del resto se domenica andiamo a votare è perché lui è stato travolto dalla vicenda giudiziaria, anche se penso che in parte sia già caduta nel dimenticatoio», aggiunge il farmacista, Giovanni Pistoia.
Su una cosa tutti concordano: domenica si eleggeranno più le persone che le idee. «Andremo a votare per chi riteniamo possa fare il bene della città», sottolineano in coro. E anche se al centro del dibattito ci sono temi come l’immigrazione e il bisogno di sostegni economici a chi p in difficoltà, tutti sono altrettanto convinti che «no, il voto nazionale del 4 marzo, non avrà nessun riflesso sulla scelta per chi guiderà Pescia».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
