Il dolore
Noi tra i 3mila di Sgranar per colli
Buggiano, il racconto della camminata degustativa tra cibo e bellezze naturali
BUGGIANO. Caffè e cantuccini. La baldanza della mattina rinvigorita dalla bevanda tipo che pare favorire il risveglio. Quello dei sensi e quello muscolare: e di muscoli ne servivano per completare 14 chilometri, forse non troppo ardui ma pur sempre 14. Fiato e gambe al primo check point delle scuole elementari erano ancora pimpanti. L’esuberanza di alcuni si placa già alla prima salita, che arriva dopo poche centinaia di metri. Ai più pigri rimbalza in testa una domanda: quando si sgrana? D’accordo la bellezza dei colli di Buggiano, i panorami e la natura.
Ma è in fondo il cibo che ripaga della faticaccia. In molti, a pomeriggio inoltrato sdraiati ansimanti sui prati di Villa Bellavista, mica si dimenticano il panino con la porchetta assaporato a metà mattina, in quel borgo fantastico che è Buggiano Castello. Che roba divina. C’è da scommetterci, sensazioni simili per tutti i 3 mila viandanti della camminata degustativa “Sgranar per Colli”.
Domenica di sole cocente ma giornata gradevolissima. Per solleticare il gusto: alla Porta San Martino un semifreddo con chicchi di caffè, poi sulla Colligiana anche una bruschetta. Turisti tedeschi in sella a delle bici: sorridono, sfilano di fianco a persone fameliche davanti a vassoi colmi di pane e olio. Differenze di fisico e mentalità. Ma ci stiamo arrivando. Altri passi, zainetto in spalla, sudore. Una pendenza aperta tra i cigli diventa selciato in pietra, una piazzetta, una band che suona.
Al Colle di Buggiano c’è il ristoro più lungo: farro, farinata, cose toscane. A questo punto intendi la valenza dei bicchieri di vino distribuiti di frequente: il nettare d’uva restituisce nerbo allo spirito accaldato. C’è chi beve anche l’acqua, beninteso. Le soste potrebbero diventare interminabili ma coloro che non vogliono patire ripartono nel giro di una mezzora. Un tratto in mezzo al bosco è all’ombra e quindi manna dal cielo. A Campioni musica rock, rigatino e pecorino.
Comincia il difficile, non tanto per le insidie del percorso, quanto per il carico che i sensi e i muscoli avevano sopportato, fin dalle scuole elementari. Si cammina un po’ sull’asfalto, un po’ tra i rivoli e la boscaglia. La panzanella (e altro vino) attende i valorosi in quel di Stignano.
Adesso è discesa. In piazza del Grano, ormai a valle, salsiccia e rosticciana. I vari segugi esultano. Si rivedono le auto. Da lì a Villa Bellavista c’è un chilometro e mezzo. L’ultimo sforzo verso la salvezza. Al traguardo gli zuccheri e il refrigerio di una macedonia. Nessun premio, ma sorrisi su facce soddisfatte, seppur stremate.
Luca Signorini
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