Toscana
Nessuna rapina: notizia di reato infondata
Il giudice archivia il caso del ragazzo “pestato a sangue” la notte di Halloween a Montecatini: lesioni causate da una caduta accidentale
MONTECATINI. Per quella “rapina da Bronx” fu organizzata anche una fiaccolata. Seguita da un sit-in di protesta davanti al palazzo comunale. E da attacchi senza esclusione di colpi alle forze dell’ordine e all’amministrazione Bellandi. E da polemiche, tante. Ma quella “brutale aggressione” non c’è mai stata. Ne sono convinti gli investigatori del commissariato di Montecatini, e ne è convinta la procura della Repubblica di Pistoia, che ha chiesto ed ottenuto dal gip l’archiviazione del caso: «La notizia di reato è infondata» ha detto il giudice delle indagini preliminari.
Il caso in questione è quello della presunta rapina di cui, nella nottata di Halloween, sarebbe rimasto vittima un 18enne montecatinese, mentre, a piedi, stava tornando a casa dalla discoteca: massacrato di botte, derubato di rolex e portafoglio e abbandonato svenuto sul marciapiede di via Merlini. Almeno secondo la madre, Marina Azara, che a poche ore da quella presunta aggressione, data per certa nonostante la dichiarata amnesia patita dal figlio, aveva lanciato i suoi strali attraverso la rete.
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L’allarme della madre. «Mio figlio – aveva scritto su Facebook – stanotte è stato pestato a sangue davanti casa per rubargli l’orologio e il portafoglio... Oramai siamo ostaggi nella nostra minuscola cittadina, non siamo tutelati, lamentarci non ci è consentito. Rottura dello zigomo, uscita dell’orbita oculare, bocca ricucita in toto, e forte amnesia. Parlo di Montecatini Terme e non di Roma o Milano. E il mio ragazzo non era in giro a mostrare l’orologio o il portafoglio. E se serve non una volta ma dieci volte chiamerei le Iene o Striscia. Buona serata a chi crede ancora che i reati siano calati e che il resto siano percezioni».
Fatto sta che adesso, terminate le indagini da parte della Squadra di polizia giudiziaria del commissariato, diretto dalla vicequestore Mara Ferasin, quella ricostruzione dei fatti è stata ritenuta dalla procura priva di fondamento.
Secondo il pm titolare dell’inchiesta, Giuseppe Grieco, la verità di quella notte fra il 31 ottobre e il primo novembre scorsi è un’altra: il ragazzo era inciampato e rovinato di faccia sul selciato mentre, in preda ai fumi dell’alcol (come confermato da testimoni, telecamere, tabulati telefonici e perizia medico-legale), stava tornando a casa.
La ricostruzione del pm. Nella sua richiesta di archiviazione, il sostituto procuratore ricostruisce ciò che in base alle risultanze delle indagini avvenne.
Certo è che la sera del 31 ottobre il ragazzo esce di casa con giacca, portafoglio e, al polso, il Rolex del padre. E che alle 4,45 del 1° novembre i poliziotti di una Volante lo incrociano ubriaco in via Merlini: gli chiedono se ha bisogno di aiuto, lui risponde di no, casa sua è vicina, in quella stessa strada. Dopo 45 minuti, sempre in via Merlini, due giovani lo scorgono steso a terra. Ha il volto sporco di sangue. Lo svegliano, gli impediscono ripetutamente di salire su un furgone in sosta e lo accompagnano a casa. Una volta a casa, il ragazzo racconta alla madre che in discoteca è stato picchiato da «romeni, albanesi o napoletani» – verrà messo poi a verbale – e che ha perso le chiavi. Nulla sull’aggressione in strada. E alle 5,47 si scatta un selfie con il cellulare (anche questo agli atti): sul volto, nessuna devastante ferita. Fatto sta che la donna raggiunge la discoteca per cercare le chiavi, non le trova, e torna.
Il rolex e il portafoglio. Ed è solo in quel momento che il figlio si accorge di non avere più Rolex e portafoglio. E giunge alla conclusione di essere stato aggredito e rapinato. Una versione che ripete poco dopo in ospedale, anche se dichiara di non ricordare nulla a causa di un’amnesia. Fatto sta che la notizia della sanguinosa rapina subita dal figlio viene diffusa da Marina Azara su Facebook, prima di accompagnarlo a sporgere denuncia. A quel punto iniziano le indagini della polizia. E in cinque giorni viene fuori tutt’altra storia. In cui l’unica certezza è che il ragazzo era tornato a casa senza giacca, senza portafoglio e senza il Rolex del padre. Orologio da migliaia di euro che quella notte, come testimoniano le registrazioni video, aveva fatto provare a un amico in discoteca. E che, in base alle immagini delle telecamere lungo la strada,sembra non avere più al polso quando torna verso casa «offuscato dall’alcol», spiegherà poi la procura nella richiesta di archiviazione. Orologio e portafogli potrebbero essergli stati sottratti in discoteca, oppure quando era svenuto a terra. È possibile, spiega la procura, ma certamente non rapinati.
La perizia medico-legale. E poi arrivano i risultati della consulenza tecnica del medico legale. Che «fuga ogni dubbio» spiega il pm. E avvalora l’ipotesi della caduta accidentale del ragazzo, che, a causa dell’impatto con il marciapiede, riporta la frattura della mandibola ed escoriazioni tipiche in chi inciampa in quel modo, sia sul terzo dito del piede destro che sul volto.
Le ammissioni del ragazzo. Di fronte a queste contestazioni, nuovamente sentito dalla polizia il 6 novembre, il ragazzo ammette di aver alzato troppo il gomito quella notte. E di non sapere se all’uscita dalla discoteca avesse ancora o meno portafoglio e Rolex. E le certezze svaniscono anche per la madre. Che quella sera, in una chat Whatsapp – poi acquisita dalla procura – parla del timore per la figuraccia a cui sta andando incontro per via di ciò che il figlio ha confessato agli inquirenti: che era fortemente ubriaco, che non lo aveva picchiato nessuno, che era caduto e si era fatto male.
Procurato allarme? Non vi sono elementi certi per concludere che il giovane abbia simulato il reato, precisa il pm. Che però si riserva di valutare l’ipotesi della condotta colposa di procurato allarme attribuibile alla madre “per la sconsiderata campagna che ha trasformato un racconto confuso del figlio in una rapina da Bronx con lesioni gravi, portata all’attenzione mediatica. Una campagna mediatica spinta in maniera evidente”.
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