Toscana
Riciclaggio: marito e moglie condannati in Corte di appello
I coniugi, gestori di alcuni hotel a Montecatini, nel 2015 erano stati assolti in primo grado ma nel secondo giudizio sono stati ritenuti colpevoli: 4 anni e 3 mesi a lui, 2 anni e 10 mesi a lei
MONTECATINI. In primo grado, nel 2015 dopo sette anni dall’arresto, erano stati assolti con la formula perché il fatto non sussiste dal tribunale di Pistoia. Adesso per gli albergatori Francesco Rastelli e Laura Abagnale, marito e moglie, originari della Campania, è arrivata invece la condanna della Corte di appello di Firenze. Quattro anni e 3 mesi per lui, con multa da 6.500 euro, e due anni e 10 mesi di reclusione per lei, oltre a una multa da 4. 500 euro.
L’accusa è quella di aver riciclaggio e reimpiegato denaro di provenienza illecita, frutto dei crimini commessi dal clan camorristico dei Formicola, attraverso i tre alberghi che, all’epoca dei fatti, tra il 2003 e il 2005, possedevano o gestivano a Montecatini, ossia l'hotel Granduca, Le Fonti e I Medici
Nei loro confronti i giudici hanno anche disposto un sequestro di beni mobili e immobili per un totale di 936mila euro.
I coniugi erano stati arrestati nel settembre del 2007 nell’ambito di una maxi inchiesta con 104 indagati, accusati a vario titolo di associazione di stampo mafioso, usura, estorsione, furto di Tir e di assegni, spaccio di droga e di banconote false. I reati-base, fu accertato all’epoca, consentivano l’accumulazione di enormi profitti. Le indagini, condotte anche attraverso numerose intercettazioni telefoniche, furono portate avanti dai militari del gico della guardia di finanza di Firenze e coordinate dalla Dda fiorentina. Per l’accusa Rastelli e la moglie avrebbero sostituito attraverso il cambio con denaro contante, o trasferito a terzi, assegni provenienti dal clan per circa 89mila euro. Inoltre avrebbero utilizzato per la gestione degli alberghi somme versate loro dal clan Formicola per oltre 250mila euro.
Rastelli all’epoca dei fatti aveva continui contatti telefonici con esponenti o con persone vicine al clan, in particolare con Concetta Formicola, e faceva frequenti viaggi a Napoli. La stessa Concetta Formicola, quanto veniva in Toscana per trovare in carcere il marito Stanislao Marigliano, alloggiava solitamente in uno dei tre alberghi di Montecatini.
I giudici di primo grado accolsero la tesi della difesa, secondo la quale Rastelli e la moglie non avrebbero riciclato il denaro dei Formicola, ma sarebbero stati a loro volta vittime di usura da parte del clan camorristico. Secondo questa tesi, insomma, non c’era mai stata alcuna attività di riciclaggio, ma solo la necessità da parte di Rastelli e della moglie di attingere a tutte le risorse a loro disposizione per saldare il debito a usura contratto col clan Formicola. A rivolgersi alla camorra era stato lo stesso Rastelli, gravato da debiti di gioco contratti in bische clandestine, dei quali in un primo tempo non aveva detto nulla alla famiglia.
Nei giorni scorsi, dopo 11 anni dall’arresto, la condanna in appello, inflitta dalla seconda sezione penale della corte di appello del capoluogo toscano.
Matteo Leoni
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