Proteste
Abusò di un bimbo, condannato operaio
Dopo l’assoluzione in secondo grado annullata dalla Cassazione arriva la nuova sentenza: 4 anni di reclusione
PESCIA. La condanna in primo grado sembrava aver messo la parola fine a quell’incubo. Ma poi, a riaprire la ferita, c’era stata l’assoluzione in appello. Annullata però dopo il ricorso in Cassazione. Adesso, a restituire un po’ di serenità all’ancora molto giovane vittima e alla sua famiglia, a dieci anni da quelle terribili vicende, è arrivata la nuova sentenza del processo di secondo grado: pena confermata, 4 anni di reclusione per violenza sessuale.
Sul banco degli imputati, Vittorio Ricci, 70enne operaio di Pescia in pensione, accusato di aver abusato per quasi un anno di un bambino che, all’epoca dei fatti, di anni ne aveva otto. I giudici fiorentini hanno confermato in pieno la condanna inflittagli nel marzo 2013 dal gup del tribunale di Pistoia, che lo aveva processato con il rito abbreviato dopo avergli negato il patteggiamento. Oltre all’interdizione dai pubblici uffici per un periodo di cinque anni, la terza sezione della Corte d’appello lo a condannato anche al risarcimento dei danni e al pagamento delle spese legali alla parte civile, rappresentata dall’avvocato Alessandro Petrocchi, che si è detto «soddisfatto della sentenza, che porta a conclusione una vicenda giudiziaria dopo che la Cassazione aveva rimediato a un errore. La sentenza dispone anche il pagamento delle spese legali per i 4 anni di giudizio».
Le violenze sessuali, secondo la tesi accusatoria accolta dalla Corte d’appello, sarebbero avvenute tra il 2008 e il 2009. La famiglia della giovanissima vittima, che abita in Valdinievole, possedeva una seconda casa in montagna, dove era solita trascorrere i finesettimana, soprattutto con la bella stagione. Nei pressi dell’abitazione, un pezzo di terra di proprietà del Ricci. Che era entrato, con gli anni, in rapporti piuttosto intimi con la famiglia in questione, tanto che, spesso, quando lui era là a lavorare il suo campo, il bambino gli veniva affidato senza timori.
Le violenze sessuali sarebbero avvenute proprio in quelle occasioni, all’interno della rimessa agricola dove il pensionato teneva i suoi attrezzi. Il bambino, che allora aveva 8 anni, era stato costretto – come spiegato nel capo d’imputazione – a subire rapporti sessuali da parte dell’uomo.
Gli abusi erano emersi solo un anno dopo. Era il lunedì di Pasqua. Mamma e figlio erano a casa, seduti in salotto. Lei gli stava leggendo alcuni passaggi di un libro sull’amore e su come questo sentimento dovrebbe regolare tutti i rapporti tra le persone: un libro di Leo Buscaglia, “Vivere, amare, capirsi”. Ma, all’improvviso, il bambino le aveva fatto delle domande che le avevano gelato il sangue nelle vene. Particolari troppo realistici perché il piccolo potesse esserseli completamente inventati. E in quell’istante era iniziato un vero incubo. La donna era andata alla polizia, erano scattate le indagini e, piano piano, il bambino aveva raccontato degli abusi sessuali subiti per quasi un anno da quell’uomo che lo portava nella sua rimessa per gli attrezzi. Un procedimento lento e straziante quello di superare la barriera di sensi di colpa dietro alla quale il piccolo nascondeva il suo terribile segreto. Poi il bambino, assistito da uno psicologo, si era confidato con i poliziotti della sezione minori della Squadra mobile di Pistoia.
Nella successiva consulenza psicologia richiesta dal pm Giuseppe Grieco, anche i disegni molto espliciti con cui il piccolo descriveva ciò che aveva dovuto subire. L’ex operaio non si era mai voluto sottoporre all’interrogatorio, neppure per contestare le accuse.
Massimo Donati
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