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Pd, in sei si contendono l’eredità di Rinaldo Vanni

Pd, in sei si contendono l’eredità di Rinaldo Vanni

Il segretario Roviezzo dice che di candidature ufficiali per la corsa a sindaco ancora non ce ne sono. E intanto annuncia il ritorno della Festa dell’Unità

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MONSUMMANO. A un anno dalle elezioni, la città ha già due candidati sindaci: Giuseppe Mignano (lista civica) e Michele Moceri (centrodestra, che aspetta l'ufficialità dopo il voto del 10 giugno).

Il Partito democratico cittadino invece discute. Sono giorni di assemblee, riunioni, pranzi, «per parlare con gli iscritti del quadro nazionale e di quello locale, dobbiamo ricominciare, ripartire dal territorio», dice il segretario Libero Roviezzo.

La partita è apertissima in vista del nome che ambisce alla poltrona di primo cittadino: «Potrebbero essere fatte le primarie ma potremmo anche trovare un candidato unico all'unanimità – sta sul vago Roviezzo – le primarie comunque non devono spaccare il partito ma rafforzarlo».

Rumors dicono che sarebbero ben sei gli esponenti in lizza per il municipio. Quattro sono assessori in carica della giunta Vanni: Luca Buccellato (vicesindaco), Simona De Caro (bilancio), Andrea Mariotti (urbanistica) ed Elena Sinimberghi (scuole e sport). Poi ci sarebbero anche Alberto Bruzzani, già segretario locale Pd, e lo stesso Roviezzo. Conferme non ce ne sono:«“A me non è arrivata nessuna candidatura ufficiale, nessuno mi ha detto vorrei fare il sindaco», riferisce il coordinatore del partito. Quindi tempo di una smentita, dopo le dichiarazioni fatte al Tirreno dall'ex comandante della stazione cittadina dei carabinieri, Mignano, secondo il quale il Partito democratico avrebbe tentato un accordo in vista delle amministrative. Afferma Roviezzo: «Noi Mignano non l'abbiamo mai cercato. Se qualcuno l'ha fatto, è stato puramente a titolo personale, ma devo dire che ha sbagliato perché il Pd su questo non si è mai confrontato. Ma forse è proprio a Mignano che piacerebbe un corteggiamento del nostro partito».

Il Pd di Monsummano ha poi altri fronti aperti. Per esempio il debito con i fornitori e la Festa dell'Unità, saltata l'anno scorso dopo qualche anno sottotono e un tentativo di rilancio con un nuovo format. «Le novità sono positive – chiude il segretario Pd – abbiamo già pagato il 25% dei 50.000 euro di debiti accumulati, e possiamo annunciare che nella seconda metà del mese di luglio tornerà la nostra Festa. Sarà un momento per incassare nuove risorse e unire i cittadini al partito». L'evento nell'area di piazza Gentili ha anche un significato in più: tra le cucine, i tavoli, e i dibattiti pubblici probabilmente si deciderà in via definitiva la strategia migliore per affrontare le urne nel 2019. Cioè se serviranno le primarie oppure se qualcuno di quei sei in corsa troverà il favore di tutti.

Luca Signorini

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