Il dolore
Le critiche alla direttrice non furono diffamazione
PISA. Condannata dal giudice di pace, con conferma in Tribunale, per diffamazione a carico della responsabile di un punto vendita a Pisa (e 800 euro di multa e mille di risarcimento alla parte...
PISA. Condannata dal giudice di pace, con conferma in Tribunale, per diffamazione a carico della responsabile di un punto vendita a Pisa (e 800 euro di multa e mille di risarcimento alla parte civile), l’allora ispettrice di zona della catena di abbigliamento Luisa Spagnoli ha vinto il ricorso in Cassazione.
La Suprema Corte ha annullato la sentenza «perché il fatto non sussiste».
Il comportamento della 51enne, residente in Valdinievole, è stato ritenuto corretto dai giudici di legittimità. In due gradi di giudizio era stata ritenuta colpevole di diffamazione.
Motivo? Aver detto alla gerente del negozio di Pisa Luisa Spagnoli che non stava lavorando bene e che avrebbe rischiato il licenziamento (cosa poi effettivamente avvenuta, ndr) invitando inoltre alcune commesse del negozio a scrivere all’azienda una lettera di lamentela nei suoi confronti.
Per la Suprema Corte in sostanza è stato esercitato «l'esercizio del diritto di critica da parte dell'imputata, che agiva in veste di ispettrice dell'azienda preposta ai controlli circa la gestione del punto vendita».
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