Terme, “paletti” sul bando di vendita
Sia la maggioranza che Forza Italia presentano mozioni per correggere le intenzioni della Regione
MONTECATINI. Mozione e contromozione di maggioranza e opposizione sulle Terme. Nella prima, firmata da Pd e MontecatineSì, si auspicano patti parasociali (per dare maggior peso decisionale al Comune), un piano industriale di rilancio da parte del privato e che la Regione rinunci ai proventi della vendita delle azioni a vantaggio degli investimenti. Nella seconda, presentata da Forza Italia, si chiede di sospendere il procedimento di cessione delle quote della Regione in vista di un bando nel quale indicare la possibilità di sfruttare le acque termali e costruire grandi alberghi dentro le Terme.
«Prima del processo di privatizzazione – si legge nel documento della maggioranza – sia modificato lo statuto (o fatti idonei patti parasociali) dimodoché le decisioni strategiche siano prese con una maggioranza che includa il Comune. La privatizzazione sia condotta da advisor esperti che valutino il piano industriale presentato dai privati» Poi si chiede alla Regione di «rinunciare al corrispettivo per la vendita delle azioni a vantaggio degli investimenti che la società dovrà fare per il piano di rilancio» e di «accompagnare il processo da azioni di promozione del termalismo e da un incremento del budget sanitario». Infine, oltre a ricordare a Firenze che «esistono anche altre forme di privatizzazione, ad esempio la locazione pluridecennale delle Leopoldine con investimenti a carico del privato», si chiede di adottare, «qualora il processo di privatizzazione non andasse a buon fine, tutte le misure idonee a garantire il rilancio della società e alla riqualificazione degli immobili termali».
Diversa la posizione di Forza Italia, illustrata da Riccardo Sensi, Massimo Boni, Andrea Quaranta e Franco Pacini. «Basta soldi ai carrozzoni pubblici – dice Sensi – e si diano alle Terme solo se c’è certezza di un rilancio e non per prolungarne l’agonia». Fermo restando che per il partito si deve scongiurare l’ipotesi fallimento («Vorrebbe dire chiudere per 3 anni gli stabilimenti»), Sensi ricorda che la vendita delle quote da parte della Regione è imposta dalla legge Madia: «Ma è un salto nel buio, difficile trovare acquirenti con una società piena di debiti. E sempre la stessa legge stabilisce che, con un’asta deserta, l’ente pubblico debba chiedere la liquidazione della società».
Per questo Forza Italia avanza alcune proposte: «Si fermi il bando, riscriviamolo rendendo le Terme più appetibili per un imprenditore. Come? Concedendo per 50 anni lo sfruttamento delle acque e la possibilità (tramite modifica al piano strutturale) di realizzare un grande albergo dentro uno stabilimento”» L’ultimo punto riguarda la tassa di soggiorno: «Sia destinata – conclude Sensi – non a sagre e street food, ma al progetto di rilancio termale».
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