Il dolore
Montecatini, patteggiano altri tre albergatori morosi
Mancato versamento dell’imposta: in tre hanno patteggiato la pena, altrettanti sono stati giudicati col rito abbreviato
MONTECATINI. Pene da un anno e 4 mesi a due anni e un mese. È la condanna che dovranno scontare sei dei sette albergatori di Montecatini comparsi davanti al gup di Pistoia Maria Elena Mele. Sono accusati di peculato per il mancato versamento al Comune di Montecatini della tassa di soggiorno riscossa dai turisti. Venerdì 6 aprile tre di loro hanno patteggiato, altri tre sono stati invece condannati con rito abbreviato, ottenendo comunque uno sconto di pena. Uno degli albergatori alla sbarra, la rappresentante legale di un hotel, è stata assolta perché all’epoca non era amministratrice.
La vicenda della tassa di soggiorno parte dal 2011, quando il Comune introdusse l’obbligo di pagare la tassa per i turisti delegando ai gestori di incassarla per suo conto. Di fronte agli inadempimenti da parte di alcuni albergatori, era stato lo stesso Comune a segnalare all’autorità giudiziaria i mancati incassi. Un atto dovuto visto che i responsabili dei competenti uffici comunali sono pubblici ufficiali e quindi obbligati a denunciare ipotetici reati. Così come, d’altra parte, sono considerati pubblici ufficiali gli albergatori incaricati della riscossione di denaro pubblico, e per tale ragione passibili dell’accusa di peculato qualora si approprino di denaro della pubblica amministrazione. Qual è quello ricevuto dai turisti come tassa di soggiorno.
Quanto avvenuto venerdì in tribunale era, di fatto, già scritto. «La pronuncia della Cassazione fa giurisprudenza e chiude le porte alle speranze degli albergatori. A meno di una specifica nuova legge approvata dal nuovo parlamento», sottolinea Andrea Ferrini, avvocato di uno degli imputati. Il legale fa riferimento alla decisione dello scorso febbraio con cui la suprema corte ha rigettato il ricorso di un albergatore 49enne di Montecatini che si era visto sottoporre a sequestro preventivo soldi e beni immobili per oltre 19 mila euro dal gip del tribunale di Pistoia. Una somma pari all’ammontare dell’imposta di soggiorno incassata dai clienti ma mai versata al Comune a causa delle difficoltà economiche attraversate e dalla crisi di liquidità.
Una sentenza che di fatto apre le porte della condanna ai tanti albergatori indagati per l’omesso versamento e la possibilità di vincere i ricorsi per coloro che sono stati già condannati in primo grado. Una pronuncia, quella della cassazione, che viene comunque contestata e ritenuta ingiusta dagli operatori del settore turistico, ma che gli inchioda alle loro responsabilità.
Non a caso ieri hanno tutti patteggiato o richiesto il rito abbreviato. «E l’unica assoluzione – sottolinea l’avvocato Azzurra Tatti – è arrivata perché la mia assistita non era amministratrice all’epoca dei fatti».
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