La manifestazione
Lacrime e silenzio per David
L’ultimo saluto del mondo dello sport, del giornalismo e del volontariato
PIEVE A NIEVOLE. In un pomeriggio grigio e piovoso la Valdinievole sportiva e non si ferma nella piazza San Marco per l'ultimo saluto a David Ignudi. La Parrocchia dei Santi Pietro apostolo e Marco evangelista è già piena di gente quando il corteo funebre arriva a piedi dalla vicina Misericordia, dove la salma era esposta e dove il buon David aveva avuto modo di farsi amare ed apprezzare nel suo ruolo di volontario. I suoi amici e colleghi in divisa precedono il feretro che alla 15,30 varca la soglia della chiesa di Pieve a Nievole. C'è un silenzio quasi irreale, che ricalca la personalità schiva e discreta di colui che per trent'anni ha narrato con certosina precisione ed altrettanta passione le gesta di atleti grandi e piccoli al di qua del Serravalle. Attento, preparato e disponibile, pur animato da polemica sempre costruttiva, ha messo il cuore prima di ogni altra cosa in ciò che faceva. Di questo la folla presente alla triste cerimonia gliene ha reso atto. In prima fila, i colleghi della "Nazione" con Mauro Lubrani che è stato una sorta di padre putativo per David, e Gabriele Galligani che ha letto una toccante testimonianza. Come commoventi le parole del presidente della Misericordia e la bella poesia che una volontaria gli ha dedicato mentre la famiglia ha ringraziato tutti coloro che in questi terribili giorni hanno fatto sentire quanto il loro David fosse importante. Poi via via tutti i giornalisti cresciuti con lui, i compagni di lavoro dell'Ipercoop, le gente comune di Pieve, calciatori, uomini del basket, dirigenti sportivi. Piove a dirotto al momento della partenza per il cimitero. Il silenzio è il medesimo dell'arrivo. Perché lui , nemico giurato del presenzialismo e dell'essere accomodante e protagonista ad ogni costo, avrebbe voluto cosi.
Con David Ignudi se ne va la parte genuina del fare giornalismo sportivo. Quello fuori dalle luci della ribalta e del senzazionalismo che aiuta a crescere chi fa sport e non crea falsi miti. Addio, compagno di mille partite.
Roberto Grazzini
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