Proteste
Il compagno dell'operaio morto: «Per Pasqua avrebbe riabbracciato i suoi»
Monsummano, parla un dipendente dell'azienda di impianti telefonici
MONSUMMANO. C’è il dolore negli occhi del custode della Tm impianti srl di via Bracona, a Monsummano. Nunzio Industria, l’operaio precipitato giovedì 29 marzo da un traliccio nel Mugello, per lui non era solo un collega ma soprattutto un amico. Non riesce a trattenere le lacrime, mentre realizza, parola dopo parola, che non lo riabbraccerà più.
Quella di Industria, 52 anni, originario della Campania, è la storia che accomuna tanti meridionali emigrati per cercare lavoro. E Nunzio, l’occupazione, l’aveva trovata da diversi anni proprio a Monsummano, alla Tm impianti srl, azienda che si occupa dell’istallazione, manutenzione e riparazione di impianti elettrici. E con altri suoi colleghi condivideva, dal lunedì al venerdì, gli alloggi di via Bracona per poi mettersi in viaggio nel fine settimana e fare ritorno a casa, dove ad aspettarlo c’erano la moglie e la figlia di dodici anni.
«Ancora non ci credo – spiega il custode della Tm impianti – io ero qui a Monsummano, quando è successo. Ma i colleghi mi hanno avvertito e sono scoppiato a piangere. Non riuscivo nemmeno a parlare».
Quegli stessi colleghi che, impotenti, hanno assistito alla caduta mortale di Industria. Erano circa le 11, 30 di giovedì, il giorno successivo a quello in cui si è consumata un’altra immane tragedia sul lavoro: la morte di due operai nel porto di Livorno. Nunzio si trovava a quattro metri di altezza, arrampicato sopra un traliccio di RaiWay in un’area della Rai nel comune di San Godenzo, in Mugello, a una cinquantina di chilometri da Firenze. Era lì per rafforzare un impianto Vodafone, montato proprio su quel traliccio. Poi, all’improvviso, un tonfo e i colleghi capiscono subito che qualcosa di terribile è successo. Il suo corpo è a terra, immobile.
Immediata la chiamata ai soccorsi e sul luogo dell’incidente arriva anche l’Elisoccorso Pegaso. I sanitari tentano il tutto per tutto per riuscire a rianimarlo ma per Nunzio, ormai, non c’è più niente da fare. È morto sul colpo.
Intanto, per accertare le cause della sua morte, la procura di Firenze ha aperto un fascicolo sul caso e il pubblico ministero di turno ha anche disposto il sequestro di tutta l’area e delle attrezzature dei lavoratori. Ma quel che resta, ora, è una profonda tristezza.
«Nunzio – prosegue il custode – era un uomo come pochi. Una persona buona, dal cuore grande. Sempre disponibile e soprattutto generoso. Era innamorato della sua famiglia e attendeva con ansia il fine settimana, il momento in cui tornava dalla moglie e dalla figlia. Ieri sera avrebbe messo in valigia le sue poche cose e si sarebbe messo in viaggio per festeggiare la Pasqua con i suoi cari. Invece, adesso, non c’è proprio niente da festeggiare».
«Ci mancherà la sua simpatia – conclude il custode della Tm impianti – tutti noi non abbiamo perso un collega. No, sarebbe riduttivo. Nunzio era molto di più: un amico, un fratello. Sarà dura, senza di lui».
Un ultimo, doloroso sguardo, prima di voltarsi, mentre l’ennesima lacrima scende sul volto.
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