Il Tirreno

Montecatini

Niente sepoltura, arrivano i carabinieri

di Luca Signorini
Niente sepoltura, arrivano i carabinieri

Tensione alta durante un funerale a Pieve dopo che i custodi avevano impedito l’ingresso al cimitero

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PIEVE A NIEVOLE. «Un’incomprensione, un malinteso fatto probabilmente in buona fede da entrambe le parti». È la burocrazia canaglia, che non risparmia neppure i morti,

Il fatto è avvenuto martedì al cimitero comunale di Pieve: una famiglia, dopo il funerale, nella vicina chiesa di piazza San Marco, del loro caro scomparso a 83 anni, si è vista sbarrare la strada dai custodi per entrare nel camposanto. Eppure avevano acquistato il loculo dove posizionare la salma e compilato i moduli di autocertificazione per l’autorizzazione alla sepoltura.

Attimi di comprensibile agitazione in un momento così doloroso.

L’ordine di chiudere i cancelli al morto era venuto dagli uffici del Comune, che avevano controllato i documenti sottoscritti dai familiari trovando dichiarazioni non veritiere.

«L’uomo è stato residente a Pieve a Nievole per 15 anni – spiega il sindaco Gilda Diolaiuti – però secondo il regolamento cimiteriale per essere sepolti nel nostro cimitero una persona con famiglia deve avere un minimo di 30 anni di residenza. I familiari, nel compilare il modulo di autocertificazione dove questo requisito è indicato con riferimento al preciso articolo del regolamento, hanno dichiarato il contrario. Gli uffici del municipio si sono accorti di questo in tarda mattinata».

E così gli uggifi hanno bloccato il rito della tumulazione. Gli animi dei presenti si sono, come è comprensibile, scaldati e, dopo aver cercato di contattare qualche responsabile del municipio, sono intervenuti anche i carabinieri nel tentativo di trovare una soluzione.

La cosa si è risolta in modo temporaneo: la salma è stata per il momento collocata nel cimitero di via Cosimini, ma da Pieve aspettano il via libera dal Comune di Monsummano per la concessione di un loculo nel camposanto di quella città.

«Questo perché il defunto abitava dal 1973 a Monsummano, in un’abitazione che si trova proprio al confine con Pieve, paese di cui era originario», precisa il sindaco.

Dunque un episodio dettato più o meno da un equivoco e amplificato dalle forti emozioni del momento. Ma la burocrazia e la mancanza di trasparenza ci hanno messo parecchio del loro: mica tutti conoscono leggi, norme, regolamenti comunali, articoli e cavilli. Probabilmente servono più chiarezza e maggiori informazioni ai parenti.



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