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dopo il grande freddo 

Rubinetti a secco per il ghiaccio

Rubinetti a secco per il ghiaccio

Acque Spa sommersa dalle richieste. Problemi nelle strade vicinali

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PESCIA. Con la pioggia e la colonnina di mercurio tornata intorno ai 10 gradi tutto sembra essere tornato alla normalità. Eppure, soprattutto nelle frazioni di montagna, c’è chi ancora è alle prese con le conseguenze prodotte dal grande freddo: strade interne ghiacciate e rubinetti a secco.

Insieme alla nebbia, l’insidia più pericolosa del post neve sono le formazioni di ghiaccio, soprattutto quelle non visibili situate nella parte in ombra della carreggiata nelle stradine interne. A meno che non ci si armi di buona volontà e lo si raschi via, la prudenza non è mai troppa.

Sono numerose inoltre le famiglie, nelle frazioni di San Quirico, Stiappa e Pontito a essere rimaste senz’acqua a causa del gelarsi delle tubature. Quando le temperature scendono sotto lo zero, avvertono i gestori dell’acqua, chi ha l’impianto idrico con alcuni tratti esterni, come la maggior parte delle case di montagna, è a rischio. I tubi interni ai muri, invece, non dovrebbero essere interessati da alcun problema.

L’espediente più semplice per evitare che i tubi possano ghiacciare è lasciare un filo d’acqua aperto, il movimento del fluido eviterà il congelamento. La gente che abita nelle frazioni di montagna lo sa bene e di norma adotta questo piccolo accorgimento. Ma di fronte al freddo record dei giorni passati, con la buriana che ha fatto precipitare le temperature 10 gradi sotto lo zero, l’espediente del rubinetto gocciolante non è bastato.

Il gestore delle acque, negli ultimi giorni, è stato sommerso dalle richieste di intervento, i tecnici hanno effettuato numerosi sopralluoghi, ma in molti casi non sono stati risolutivi.

«Le tubature esterne andavano rivestite con appositi isolanti – ci spiega un tecnico di Acque Spa – spessi almeno 13 centimetri, i muri andavano isolati con dei pannelli perché dove batte il vento è impossibile proteggere dal gelo. Esistono in commercio anche dei filamenti di corrente a bassa tensione, che si stendono lungo le tubature e le mantengono con un minimo di calore, come se si trattasse di una piccola resistenza». Ma per tornare a veder scendere l’acqua dai rubinetti, chi li ha ancora a secco, nonostante l’emergenza sia rientrata, dovrà attendere che le temperature si alzino.

Con la primavera, i disagi di Burian, dell’ondata di freddo siberiano e le sue nefaste conseguenze saranno solo un ricordo lontano. (m.s.)

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